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Nota introduttiva
Tra i segni che possono aiutarci a vivere con maggior intensità questo anno giubilare, Giovanni Paolo Il ha indicato la memoria dei cristiani che hanno testimoniato la loro fede fino a dare la vita per amore. In questi anni, il Santo Padre moltiplica le beatificazioni e le canonizzazioni (tra cui quelle di Padre Pio e di Papa Giovanni XXIII), convinto che sia importante proporre oggi ai fedeli degli esempi di santità nella persona di coloro che, sedotti dall’amore di Cristo, hanno vissuto la radicalità del Vangelo. Quel patrimonio di santità non va perduto né dimenticato.
Il Museo della Certosa ha voluto in qualche modo inserirsi in questo impegno. Nell’ambito del Giubileo del 2000, ha scelto di fare memoria di alcuni santi mediante le loro reliquie. Sono monaci certosini, ma anche altri santi che hanno avuto legami con la Certosa o con l'Ordine certosino. È ovvio che non si tratta della solita mostra di taglio storico o artistico, ma di un’iniziativa prioritariamente spirituale.
Le diverse reliquie esposte alla nostra venerazione ci avvicinano alla persona stessa del santo di cui sono un ricordo inestimabile. Possiamo entrare in relazione con questo santo, perché, dopo aver raggi unto la perfèzione della carità quando stava nel corpo i cui resti sono onorati, egli vive come essere di comunione nella gloria del cielo. Possiamo davvero rivolgere a lui preghiere e suppliche, chiedendo il suo aiuto nel nostro cammino di fede e di amore. Inoltre, venerando la santità umana, rendiamo sommo onore a Dio stesso, lodiamo Cristo che è la fonte di questa santità.
Ogni martire, dopo S. Stefano, il primo di tutti, ed ogni monaco riconosciuto santo o beato dalla Chiesa esprimono nella maniera più coerente l’amore che si dona senza nulla chiedere in cambio. Entrambi hanno speso la vita per amare nella sovrabbondanza della gratuità. Ci dicono che cosa è l'amore per Cristo. A noi la scelta di poterne cogliere la sfida, nella consapevolezza che, alla fine, saremo giudicati sull’amore.
Davanti alle reliquie dei santi, non possiamo fare retorica; guardando i loro resti sacri, non possiamo argomentare sui finti allettamenti di questo mondo, ma con San Bruno e tutti i santi aspiriamo alle gioie della gloria eterna. Vibrante è il loro invito ad assumerci la responsabilità della fede, sapendoci aiutati e sostenuti da questi autentici testimoni. Nel nostro cuore, il nostro affetto per loro si coniughi con il desiderio di seguire l'esempio.
All'inizio del terzo millennio, riconosciamo e imbocchiamo la via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo, potremo arrivare anche noi alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità. |