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Lettera di San Bruno ai suoi figli di Certosa Testi di San Bruno
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Lettera
che il nostro Venerabile Padre Bruno scrisse in un eremo di Calabria, chiamato
la Torre, e che da lì inviò ai suoi Figli di Certosa. 1.
Ai suoi fratelli amati in maniera singolare in Cristo, fratello Bruno invia il
suo saluto nel Signore. Ho
appreso dell'inflessibile rigore della vostra disciplina che è ragionevole e
veramente degna di lode, grazie alla dettagliata e consolante relazione del
nostro beatissimo fratello Landuino, così come ho altresì udito del vostro
santo amore e dell'incessante zelo per tutto ciò che concerne l'integrità e
l'onestà; perciò il mio spirito esulta nel Signore. Veramente esulto e mi
sento portato a lodare il Signore e a ringraziarlo, e tuttavia sospiro
amaramente. Esulto, sì, come è giusto, per l'accrescersi dei frutti delle
vostre virtù, ma mi dolgo e arrossisco dì giacere inerte e negligente nella
sordidezza dei miei peccati. 2.
Gioite dunque, fratelli miei carissimi, per la felicità che avete avuto in
sorte e per l'abbondanza della grazia di Dio verso di voi. Gioite, poiché siete
sfuggiti ai molteplici pericoli e naufragi di questo mondo sballottato dalle
onde. Gioite, poiché avete guadagnato il tranquillo e sicuro rifugio di un
porto ben riparato, al quale molti desiderano arrivare ed a cui molti tendono
con parecchi sforzi, e pur tuttavia non vi giungono. Inoltre, molti, dopo averlo
raggiunto, ne sono esclusi, poiché a nessuno di loro è stato concesso
dall'alto. Perciò, fratelli miei, considerate come cosa certa e provata che, chiunque abbia goduto di un bene così desiderabile, se in qualche modo verrà a perderlo, se ne dorrà fino alla morte, se pur avrà avuto qualche riguardo e cura della salvezza della sua anima. 3.
Di voi, miei dilettissimi fratelli laici, dico: L'anima
mia magnifica il Signore, poiché contemplo la magnificenza della sua
misericordia su di voi, secondo quanto mi riferisce il vostro priore e padre
amantissimo, che è molto fiero e contento di voi. Gioisco anch'io poiché,
sebbene non abbiate la scienza delle lettere, il Dio, che è potente, col suo
stesso dito incide, nei vostri cuori, non solo l'amore, ma anche la conoscenza
della sua legge santa. Con le opere infatti mostrate che cosa amate e che cosa
conoscete. Giacché praticate con tutta l'attenzione e con tutto lo zelo
possibile la vera ubbidienza - che consiste nel compimento dei precetti di Dio,
che è la chiave e il sigillo di ogni disciplina spirituale, che non può mai
esistere senza una grande umiltà ed una pazienza non comune, a cui sempre si
accompagna il casto amore del Signore e la vera carità - è evidente che voi
sapientemente raccogliete il frutto soavissimo e vitale della Scrittura divina. 4.
Dunque, fratelli miei, perseverate nello stato cui siete giunti, ed evitate come
la peste la banda malsana di quei veramente falsi laici che fanno circolare i
loro scritti borbottando cose che non comprendono né amano, e che con le parole
e con i fatti contraddicono. Questi laici, oziosi e girovaghi, sono calunniatori
di quanti sono buoni e religiosi, e proprio in questo ritengono di essere degni
di lode, se hanno diffamato coloro che invece dovrebbero essere lodati;
l'ubbidienza e qualsiasi disciplina è per essi odiosa. 5.
Avrei poi voluto trattenere presso di me fratello Landuino a causa delle sue
gravi e frequenti infermità: ma poiché ritiene che, senza di voi, niente è
per lui sano, niente gioioso, niente vitale e utile, non ha acconsentito,
dimostrandomi, con il profluvio di lacrime versate per voi e con molti sospiri,
quanto valete per lui e con quale perfetta carità ami voi tutti. Per la qual
cosa, non ho voluto esercitare alcuna costrizione, per non fare del male a lui,
e a voi, che mi siete carissimi per il merito delle vostre virtù. Pertanto,
fratelli miei, premurosamente vi avverto e umilmente ma con forza vi prego
affinché la carità che avete nel cuore la mostriate con le opere verso di lui,
in quanto priore e padre carissimo, procurandogli con benevolenza e attenzione
le cose che, a causa delle sue numerose infermità, gli sono necessarie. Forse
non vi consentirà di esercitare questo servizio di umanità, preferendo porre
in pericolo la salute e la vita anziché tralasciare alcunché del rigore della
disciplina corporale, la qual cosa deve essere assolutamente disapprovata -
probabilmente si vergognerà, lui, che è il primo nella comunità, di apparire
l'ultimo su tale punto, per paura che, a causa sua, qualcuno di voi divenga più
rilassato o più tiepido, cosa che, io ritengo, non sia da temere in alcun modo
-; in questo caso, per non essere privati di tale grazia, concedo a voi, che
siete tanto pieni di carità, di fare le mie veci solamente riguardo a questo:
vi sia cioè consentito di obbligarlo, rispettosamente, ad accettare ciò che
gli darete per la salute. 6.
Quanto a me, fratelli, sappiate che il mio unico desiderio, dopo Dio, è quello
di venire da voi e di vedervi. E quando potrò, lo porrò in atto, con l'aiuto
di Dio. Addio. |
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