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Separati da tutti, uniti a tutti. Nove secoli di vita certosina in Calabria Antonio Zaffino |
“Quanta
utilità e gioia divina rechino la solitudine e il silenzio dell’eremo
a coloro che li amano, lo sanno solamente quelli che ne hanno fatto esperienza
(...)".
La gioia divina di cui Bruno parla nella sua lettera a
Rodolfo il Verde è uno dei tratti più importanti della sua personalità,
che segna la fisionomia spirituale del santo e che lo accompagnerà per
tutta la sua esistenza. La ricerca di Dio è, infatti, per il fondatore
dei certosini, l’unico scopo della sua vita; il deserto e la solitudine
saranno gli elementi indispensabili e fondamentali per raggiungere tale
fine: “Qui si conquista quell’occhio il cui sereno sguardo ferisce
d’amore lo Sposo e per mezzo della cui trasparenza e purezza si vede
Dio”. E’
facile intuire, considerando il sacrificio che tale gesto richiede, il
perché San Bruno, uomo affermato e di elevate qualità intellettuali,
abbia rinunciato, per amore della vocazione contemplativa, prima
all’arcivescovado di Reims e successivamente a quello di Reggio
Calabria. Possiamo trovare, infatti, nella lettera a Rodolfo anche delle
indicazioni importanti per comprendere il desiderio di solitudine e di
intima unione con Dio in San Bruno: “Allora, infiammati d’amore
divino, promettemmo, facemmo voto e decidemmo di lasciare quanto prima
le fugacità del secolo e captare ciò che è eterno, nonché di ricevere
l’abito monastico. (...) E
poi, che cosa è tanto giusto e tanto utile, e che cosa così insito e
conveniente alla natura umana quanto l’amare il bene? E che cosa altro
è tanto bene quanto Dio? Anzi, che cosa altro è bene se non solo
Dio?”. Questa
scelta di vita, che Bruno ha perseguito durante il suo soggiorno in
Francia e in Calabria, ha il suo coronamento nella morte del Santo.
Infatti, per chi ha consacrato la propria esistenza a Dio, il momento
della vera nascita, il dies natalis,
è rappresentato dalla fine del transito terreno, quando si giunge
in piena comunione con il Padre celeste. La Sua comunità calabrese,
profondamente addolorata per la perdita del proprio fondatore, dà
un’ulteriore testimonianza della Sua santità e diffonde all’intera
cristianità l’esempio di vita di Bruno ricordandone Perciò,
non è certamente un caso che il genere di vita che Bruno condusse, prima
nella valle di Chartreuse e poi in Calabria, abbia avuto la forza di un
seme che, a distanza di novecento anni dalla Sua morte, continua a
germogliare e a dare i suoi frutti. La
scelta di Bruno, lasciare tutto, importanti cariche ecclesiastiche, onori,
riconoscimenti e notorietà, per ritirarsi nel deserto alla ricerca di
Cristo avrà suscitato nei suoi contemporanei non poco scalpore, ma
anche adesso la vita “nascosta” dei monaci certosini può destare
numerose domande. Occorre avvicinarsi a tale mistero con fede vera, e
lasciare ciò che, superficialmente, può sembrare più utile ed evidente.
La Certosa costituisce un esempio che costantemente richiama alla
preghiera, necessaria oggi come sempre, quel fuoco ardente, nel quale,
come per Mosè, Dio parla e ascolta l’umanità intera. “Voi
da questo monastero siete chiamati ad essere lampade che illuminano il
mondo ha affermato S.S.. Giovanni Paolo IL nel suo discorso ai
monaci calabresi del 5 ottobre 1984 sappiate
sempre aiutare chi ha bisogno della vostra preghiera e della vostra
serenità. Pur nella felice condizione di aver scelto con la sorella di
Marta, Maria, la “parte migliore che non sarà tolta”, non siete posti
al di fuori delle situazioni dei fratelli che bussano al vostro luogo di
solitudine. Essi portano a voi i loro problemi, le loro sofferenze, le
difficoltà che accompagnano questa vita: voi pur nel rispetto delle
esigenze della vostra vita contemplativa date
loro la gioia di Dio, assicurando che pregherete per loro, che offrirete
la vostra ascesi, perché anche loro attingano forza e coraggio alla fonte
della vita che è Cristo. Essi vi offrono l’inquietudine dell’umanità;
voi fate loro scoprire che Dio è la sorgente della vera pace I
figli di San Bruno, proseguendo sullo stesso cammino del loro padre
fondatore, “separati da tutti e uniti a tutti”, pregano ogni giorno
per la salvezza dell’umanità intera, dedicando ad essa la propria
esistenza e la gioia di vivere al cospetto di Dio.
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