La storia della Certosa di Serra San Bruno costituisce una materia complessa, non sempre facile da affrontare, di frequente bisognosa di competenze multidisciplinari per essere compresa da diverse angolazioni prospettiche, che consentano di elaborare un modello integrato in grado di rendere conto della plurivocità dei suoi aspetti. D’altra parte, la ricerca storica intorno al monastero calabrese solo nell’ultimo ventennio ha cominciato ad allontanarsi da una tradizione di studi molto spesso encomiastica, costruita quasi sempre su fonti di seconda mano, non di rado condizionata da punti di vista municipalistici. Si potrebbe facilmente dimostrare  come, fino ad una certa epoca, le indagini storiche vere e proprie sulla Certosa siano state rarissime, con una particolare accentuazione negativa nei settori della storia artistica e architettonica nella quale la fantasia degli “scrittori” si è spesso sbizzarrita, senza alcun sostegno documentale, nel produrre attribuzioni di opere e manufatti. Interi settori di tale storia (dallo studio delle mentalità agli aspetti del culto) sono stati, peraltro, sistematicamente ignorati, sino a quando, negli ultimi anni, alcune iniziative editoriali e culturali, scaturite soprattutto per impulso del Museo della Certosa in collaborazione con Università ed enti locali, non hanno proposto importanti occasioni di riflessione e autentiche “scoperte”.

            Nel contesto di questa presenza culturale occorre collocare anche il volume qui introdotto, un libro in cui, come il lettore avrà modo di constatare, lo sforzo è stato quello di coniugare alle esigenze del rigore scientifico le necessità di una divulgazione che cerchi di avvicinare ad un tema suggestivo e sempre bisognoso di nuovi approfondimenti. Proprio per questo il libro si articola in tre sezioni le quali, non sarà difficile accorgersene, si richiamano l’un l’altra, ma, al tempo stesso, godono di una autonomia che le rende strumenti di consultazione utilizzabili separatamente. Ad una prima parte - dedicata a indagini anche di largo respiro temporale sulla storia, l’arte, l’architettura, il canto e la spiritualità della Certosa - fa seguito una sezione centrale, in cui si propone un repertorio delle principali fonti iconografiche concernenti il monastero, che precede la sezione conclusiva con la bibliografia commentata articolata per temi. La prima parte, contenente i saggi, vorrebbe essere, quasi programmaticamente, una sorta di guida ai nove secoli di storia della Certosa, suddivisa in “capitoli-quadro” che ne focalizzano le questioni essenziali. Della seconda bisogna, invece, segnalare – oltre al censimento delle fonti iconografiche a stampa, tra le quali alcune finora sfuggite agli studiosi (è, tra altri, il caso anche di qualche immagine riportata nella Colonna mobile di Horace Rilliet) – soprattutto la pubblicazione di un gruppo non piccolo di disegni inediti di François Pichat (il progettista della ricostruzione ottocentesca), ritrovati nel corso della ricerca archivistica coordinata dallo scrivente. Per la bibliografia, che chiude il volume, si rinvia alla specifica nota introduttiva che la precede, pur dovendo già qui evidenziare la sua novità nell’ambito degli studi sulla Certosa, che, ad oggi, non avevano ancora prodotto uno strumento bibliografico specifico di tale ampiezza sulla fondazione certosina calabrese.  

Punto d’arrivo provvisorio di una ricerca durata alcuni anni, queste pagine vogliono essere, inevitabilmente, anche il punto di partenza per ulteriori ricognizioni nella straordinaria cultura e spiritualità di un insediamento monastico che, da novecento anni, costituisce un seme prezioso, invisibile e fecondo, con la sua quotidiana testimonianza silenziosa.

 

Tonino Ceravolo

 

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