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Caterina Gattuso
L’architettura della Certosa di Serra San Bruno
Il complesso della Certosa, per la ricchezza qualitativa e quantitativa degli elementi presenti, si offre ad una analisi pluridimensionale che permette vari livelli di interpretazioni. Dal punto di vista strettamente architettonico una lettura delle strutture e dei caratteri stilistici necessita una attenta osservazione per garantire la giusta valutazione di un ambiente ricco di storia e di armonia. La vista planimetrica del complesso si caratterizza per l’alternarsi di quattro valori cromatici essenziali: il colore cangiante del cotto delle tegole e quello delle ardesie dei tetti, il verde dei cortili e degli orti e il bianco dei percorsi di collegamento esterni. Volumetricamente al tutto si aggiunge il giallino compatto delle facciate che si staglia contro il grigio-celeste dei graniti. La lettura qui eseguita vuole evidenziare la dimensione culturale e spirituale del complesso, che esprimendosi con le sue forme più fisiche, si irradia dal centro del complesso verso l’esterno e che oltrepassa i limiti delle mura giungendo ad investire con la sua serenità l’intera collettività.
Le mura
Le mura che attualmente circondano il complesso monumentale della Certosa sono state realizzate in epoche diverse e per successive amplificazioni. La prima cinta muraria, iniziata tra il 1534 - 1536 racchiudeva una superficie quadrangolare i cui vertici erano sottolineati da quattro torri circolari. Il percorso della cinta derivava dall’integrazione di un tracciato costituito in parte da precedenti cinte fortificate ed in parte da elementari canali scavati in età altomedievale che segnavano una sorta di perimetrazione dell’area. Le mura avevano inglobato, inoltre, anche un tratto delle strutture murarie di una precedente costruzione fortificata. Edificata a scopo difensivo e di protezione nei confronti delle incursioni saracene, nonché per garantire la tranquillità spirituale dei religiosi e evitare le distrazioni provenienti dalle attività esterne, la barriera muraria si estendeva per oltre 1.000 mt. , racchiudendo un’area di circa 620 ettari. Nel 1514 i Certosini, sostituitesi ai Cistercensi, ampliarono le dimensioni dell’area realizzando una cinta che, impostandosi sul perimetro di quella esistente, si estendeva verso sud racchiudendo un ulteriore un’area di 400 ettari. La superficie poligonale era scandita da quattro nuove torri circolari posizionate in corrispondenza dei vertici. Il complesso viene successivamente, in periodo barocco, ancora ampliato, sempre a sud. La nuova perimetrazione includeva una superficie quadrangolare ma di lato trasversale dimensionalmente inferiore rispetto a quello della precedente espansione. I nuovi muri non presentano torri agli angoli poiché edificati in una epoca nella quale era caduta la necessità di soddisfare esigenze di protezioni. Alla fine degli ampliamenti il complesso era delimitato da una cinta muraria dallo spessore medio di 80 cm intervallata da 6 torri a pianta circolare e da due porte principali di accesso. In origine, a ridosso delle mura, sul lato interno e per tratti abbastanza estesi, si addossava l’area riservata alle celle dei certosini, cosicché il muro all’interno diventava la parete esterna di chiusura delle celle. Sebbene realizzata tutta in muratura con grossi blocchi di pietra, la tessitura muraria varia in relazione alle varie estensioni così che diventa possibile identificarle facilmente. Attualmente, esse hanno un’altezza che è compresa tra i 2.70 e 3.50 mt. e sono coronate in sommità da uno strato di tegole che rivela l’azione di manutenzione operata dagli abitanti certosini. Le sei torri tipologicamente tutte circolari hanno dimensioni diverse tra loro. La torre posta all’angolo nord-est si presenta con una base tronco-conica sulla quale all’altezza del cordolo circolare in pietra, posto a segnare l’interpiano realizzato in corrispondenza dell’estradosso della volta del livello inferiore, poggia una elevazione cilindrica che ancora porta i segni degli effetti dei danni subiti in seguito al terremoto del 1783. La torre, sebbene danneggiata, mantiene i caratteri originari della propria struttura, è ancora leggibile, infatti, il particolare sistema di difesa costituito da feritoie con aperture svasate, collocate nei punti strategici, ideali per consentire la migliore protezione delle mura e del complesso. Nel seguire il percorso delle mura verso sud, a circa 230 mt. si incontra una seconda torre, dal diametro vistosamente più ridotto, realizzata anch’essa in muratura, ma fortemente trasformata da lavori eseguiti nell’800. Quasi tutta esterna alle mura e costituita da due livelli superiori cilindrici che si innalzano al di sopra di un cordolo che li separa dalla base di forma lievemente tronco-conica. La costruzione è completata da una copertura lignea che, impostata su un anello con decorazioni dentellate ad archetti, si avvia inizialmente con una forma tronco-conica che rapidamente riduce l’inclinazione della sua generatrice per assumere una forma piramidale. Sulle pareti esterne alle mura vi sono: al piano terra due porte di cui una con arco; al secondo livello si trova una finestrella e a contatto con l’angolo generato dalla confluenza delle mura sulla torre vi è un’apertura che ha quasi le dimensioni di una porta. L’ultimo livello è ritmato da due finestre dalla forma ovale tamponate con tre moduli circolari di vetro-cemento. In asse alla torre le mura di cinta assumono la forma di due spioventi che rivelano l’andamento del tetto a falde della costruzione interna appoggiata in parte alla torre, in parte sulle mura che qui diventano la parete esterna dell’edificio. Un po’ più a sud si apre una delle porte del complesso attraverso la quale si accede allo spazio attualmente adibito a Museo e aperto ai visitatori esterni. Sempre nella stessa direzione, a circa 140 mt. più a sud, è situata la terza torre intitolata a San Michele. Questa trasformata da restauri ottocenteschi contiene al suo interno una serbatoio idrico. Come le precedenti, presenta un basamento tronco-conico sul quale è impostato a livello del cordolo marcapiano un secondo piano che si conclude con un coronamento merlato. Priva di aperture esterne è caratterizzata da fasce trattate a bugnato semplice che la avvolgono e si concludono con una decorazione a rilievo costituito da un anello merlato a rovescio. Al centro della torre è collocata la statua di San Michele impegnato a uccidere il demonio. La torre situata nel vertice di nord-ovest ha una forma tronco-conica, priva di aperture verso l’esterno è realizzata in muratura a vista. La torre che segue proseguendo sul lato ovest, verso sud segna il punto di passaggio della prima espansione. Di forma tronco-piramidale presenta una struttura muraria con cordolo marcapiano in pietra e una finestrella che si affaccia verso l’esterno. Nel settore rivolto verso l’interno del complesso si trova una porta con arco costituito da conci di pietra attraverso a quale si può accedere dentro la torre. Da qui in passato, mediante una botola collocata su una volta a forma di cupola, si poteva giungere al livello inferiore e quindi uscire all’esterno del complesso. L’ultima torre che si incontra costeggiando le mura verso sud segna il vertice della seconda espansione. Di forma tronco-conica conserva ancora le feritoie circolari predisposte per l’inserimento delle armi di piccolo calibro. L’area delimitata dal tratto a sud della cinta è completamente dedicata alle colture ed è priva di edifici.
Le porte di accesso
L’ingresso principale al complesso certosino situato sul lato nord è costituito da un corpo di fabbrica con un portale che occupa gran parte del prospetto delimitato ai lati da un bugnato che ne enfatizza gli angoli. La porta con arco del portale è fiancheggiata da due lesene poggiate su un semplice basamento che si concludono con due capitelli sui quali è impostato un frontone dal profilo articolato. In asse al portale al di sopra del frontone è situata una nicchia che ospita la statua della Madonna. Il prospetto termina con un cornicione dal quale si diparte il tetto a falda. Il portale è inserito nel corpo di fabbrica della foresteria, destinata al ricevimento del pubblico e all’ospitalità dei pellegrini, separandola a metà. Il secondo livello della foresteria si presenta con facciate cieche mentre il primo livello presenta a destra le aperture tamponate e solo quelle di sinistra sono aperte verso l’esterno. Ad est, oltre la foresteria si trova un portale d’ingresso di servizio con arco composto da bugne semplici e di seguito le pareti-muro degli edifici di servizio. Ad ovest si trova una parete nella quale si intravede un portale simile a quello di sinistra che attualmente è tamponato e presenta una finestra al centro. Di lato vi è la cosiddetta “Chiesa delle donne” (la cappella esterna): è questo un luogo pubblico di raccoglimento nel quale è consentito l’ingresso anche alle donne. Il prospetto a capanna della Chiesa è anticipato da un protiro, molto semplice, attraverso il quale si accede all’interno costituito da uno spazio ad unica navata. In prossimità della torre intermedia posta sulla muraglia est, precisamente alla sua sinistra, si trova la porta di accesso al Museo: aperto al pubblico è lo spazio più visitato della Certosa.
La grande corte
Il luogo più rappresentativo della Certosa è sicuramente il Grande Chiostro che occupa una posizione importante nella planimetria complessiva: esso è in diretto contatto con le celle dei certosini e con l’abitazione del Priore, che ha il compito di guidare l’intera vita della comunità. Il Chiostro è costituito da un giardino con portico, da un elegante campanile, dalle celle dei Certosini e dal complesso del Priorato.
Il giardino e il portico
Il giardino è costituito da uno spazio quadrangolare ampio circa 640 mq. ed è ripartito in quattro settori da due percorsi che congiungono le porte d’ingresso poste in posizione baricentrica su ciascun lato. Ad ogni settore viene associato simbolicamente un esercizio spirituale e materiale che ripropone il ritmo della giornata tipica dei Certosini articolata attorno a quattro momenti che vengono identificati con il nome di quattro fiumi: Phison (lectio), Tigri (oratio), Gyon (meditatio) e Eufrate (contemplatio). Uno dei settori ospita il piccolo cimitero ove i Certosini venivano seppelliti senza bara, esso è delimitato da un muretto attorno al quale vi sono degli alberi di abete. Al centro della piccola area vi è una croce, posta su tre gradini quadrangolari, che divide due file di croci senza iscrizioni. Il giardino del Chiostro è delimitato su tutti i lati da un marciapiedi che permette la passeggiata esterna al portico il cui ingresso principale è segnato da un campanile a quattro livelli. Il portico in senso orizzontale è composto da un solo livello impostato su un basamento interrotto solo dall’apertura delle porte di accesso; verticalmente è scandito dal ritmo alternato dei pieni e dei vuoti. Lo spazio pieno è rappresentato da contrafforti-lesene che si concludono con una sorta di capitello stilizzato ai cui lati sono collocati dei fiori in pietra inscritti in un cerchio. Il vuoto è costituito da archi a tutto sesto che si raccordano, attraverso finestrelle circolari alle coppie di archetti sottostanti retti da colonnine binate. Il portico è quindi costituito da 4 porte, 54 contrafforti-lesene, 4 angoli di raccordo e 59 archi con archetti binati. La copertura a falde ricopre il corridoio interno dalle cui pareti si dipartono, con il passo delle arcate, una sequenza di volte a crociera.
Il campanile con l’orologio
Il campanile, che contiene al suo primo livello l’ingresso principale al Chiostro, pur avendo subito dei rimaneggiamenti è riuscito a mantenere alcuni caratteri distintivi originari. A pianta quadrata, presenta ad ogni piano gli spigoli esterni rimarcati da lesene dentellate derivanti dalla sovrapposizione alternata di blocchi piccoli e grandi lasciati a vista. Il primo livello incastrato su due lati dal corpo del portico, presenta sul lato nord un corpo circolare annesso, mentre a sud, pur con forme stilistiche diverse, presenta una porta arcata di altezza pari a quella degli archi del portico, offrendo una continuità stilistica all’insieme. Il secondo livello, verticalmente contenuto tra due marcapiani ritrova ancora a nord l’elevato della torretta circolare annessa che si chiude con una copertura piramidale; sugli altri lati si aprono delle finestre con arco a tutto sesto segnate anch’esse con il motivo a bugnato che si ritrova negli angoli. Il terzo livello, libero su tutti i lati è analogo al precedente, ne differisce soltanto per l’articolazione della finestra contenuta nell’arco che in questo caso è costituita da un oblò sovrapposto ad una finestra con arco; sul alto rivolto verso il Chiostro nell’oblò è situato l’orologio. All’altezza del solaio si dipartono una serie di dentelli reggimensola che sostengono un aggetto contenuto da un parapetto decorato che costituisce una balconata che ruota intorno alla struttura del quarto e ultimo livello. La struttura di questo livello ha una dimensione più snella rispetto a quella degli altri piani, infatti la pianta da quadrata qui diventa ottagonale, e si esprime con dei caratteri architettonici che sintetizzano sia le forme del campanile che quelle del portico del Chiostro. Gli angoli che scandiscono le otto pareti arcate sono esteticamente simili a quelli dei angoli bugnati composti dai quattro lati dei piani inferiori, mentre gli otto archi sono formalmente simili a quelli del portico pur esprimendosi in questo caso come una decorazione traforata. Il quarto livello si conclude con una cornice di archetti che sostengono un lieve aggetto sul quale le direttrici dei vertici dell’ottagono rivolte all’infinito, cambiano direzione per confluire in un unico punto centrale sigillato da una sfera sostenente una croce.
Le celle dei Certosini
Dal portico con andamento radiale si dipartono dei percorsi che conducono alle 25 celle dei Certosini contenute in moduli tipo che si sviluppano su tre bracci del Chiostro. Il corridoio del Chiostro è diviso in due parti da una parte continua nella quale si aprono otto porte che introducono ad una sorta di disimpegno che permette l’accesso alle celle che attraverso una breve loggia al giardino annesso. Planimetricamente il portico del Chiostro, nei lati in cui si connettono le celle dei Certosini si presenta costituito da un doppio sistema di logge: quello più interno circondato da un corridoio continuo e quello più esterno composto da tratti di corridoio interrotti dai corpi scala in corrispondenza di ciascun modulo di celle. I due sistemi sono resi comunicanti dalle otto porte che attraversano la parete continua e che introducono ai singoli moduli. Il modulo tipo è costituito da un corridoio-disimpegno, da un edificio a due piani, da una galleria e da un giardino. Dal corridoio-disimpegno si può accedere direttamente al piano terra, salire la scala che conduce al primo piano oppure attraversare la porta del piccolo loggiato ed entrare nel giardino. L’edificio, a pianta rettangolare, è composto da due stanze per piano, destinate alle attività manuali (il laboratorio al piano terra) e a quelle spirituali (il cubiculum del piano superiore, dedicato alla preghiera e allo studio). Per garantire la riservatezza ai Certosini, l’edificio ha aperture solo all’interno del modulo sui due lati che si affacciano verso il giardino. Dalle due stanze del piano terra si può giungere ad una galleria illuminata da due finestre che divide gli spazi contigui dei giardini; è un luogo dove il Certosino può raccogliersi in meditazione nei giorni di pioggia. La galleria ha una copertura a falda come l’edificio il cui tetto si estende verso il Chiostro fino a ricoprire l’area occupata dal corpo scala. Al giardino si può accedere sia dalla piccola loggia del corridoio che dal piano terra dell’edificio. Questo è uno spazio più personale che il religioso gestisce secondo le proprie necessità. I moduli sono disposti secondo una sequenza continua che lungo i lati a sud ed a est determina un impianto planimetrico con una orditura a pettine, nel tratto nord solo le gallerie seguono il ritmo mantenendosi perpendicolari ai lati del Chiostro, mentre gli edifici sono disposti in modo parallelo a quelli del lato est. Le differenze tra i moduli sono molto poche:
· il modulo situato nell’angolo a sud-est si diversifica dagli altri per avere il giardino e il loggiato d’ingresso più ampi. In particolare il loggiato esterno, così come nel caso del modulo posto nell’angolo a sud-ovest, prosegue oltre l’anello del Chiostro divenendo un elemento di raccordo che interrompe il ritmo delle gallerie. · Gli edifici dei moduli posti a nord hanno aperture su ambedue i lati maggiori e sono separati da corridoio di attraversamento che collegano il giardino con lo spazio esterno degli orti. · Il modulo più a nord del lato est è attualmente organizzato per ricevere il pubblico ed è adibito a Museo.
Il complesso del Priorato
Gli edifici che appartengono al complesso del Priorato occupano gran parte del lato ovest e parte del lato nord del Chiostro. Il complesso comprende il Quarto Priorale, la Biblioteca, il refettorio dei Frati Conversi e quello dei Frati claustrali, le cucine, una serie di spazi di servizio e di piccole corti interne, il giardino e la camera del pilastro. a) Il quarto Priorale Nella Certosa il Priore è la guida della vita della Comunità e il Priorato è il luogo rappresentativo di questa attività. Il priorato, che si sviluppa su due livelli, si affaccia ad est sul giardino del Grande Chiostro con un prospetto finestrato e ad ovest su un piccolo giardino privato al quale si accede attraverso un loggiato. È l’edificio di raccordo che connette altre due aree importanti: una ad ovest ed una a nord che a sua volta, attraverso una galleria coperta, è collegata agli edifici posti sulla cinta nord. b) La Biblioteca Il prospetto della Biblioteca è in posizione arretrata rispetto a quella dei due edifici contigui ed è anticipato da una loggia che si sviluppa su due livelli collegati da una scala laterale impostata su due archi rampanti. Il piano terra è caratterizzato dalla presenza di due archi ribassati collegati da un pilastro centrale che in forma più articolata si ritrova al piano superiore, dove viene replicato per metà ed in maniera simmetrica da due semipiliastri emergenti dalle pareti di ambito. Sul ballatoio della loggia del primo piano si affacciano due eleganti portali mistilinei realizzati in granito da artigiani locali. Lo spazio della biblioteca è composto di cinque sale principali, due delle quali affacciano sul giardino del vecchio appartamento priorale. c) I refettori e le cucine Nella Certosa vi sono due ambienti dedicati al refettorio, ma uno soltanto è destinato all’uso. Questo ambiente comune viene utilizzato solo nelle festività, poiché abitualmente ogni certosino consuma i pasti nella propria cella. Lateralmente ai refettori si trovano le cucine che con i propri corpi di fabbrica creano un angolo occupato da un cortile recintato mediante un corridoio di collegamento. Tale corridoio poligonale con copertura a falda confluisce a sud in un portico arcato che prosegue lungo un edificio di servizio posto perpendicolarmente al Priorato. d) Gli ambienti di servizio e le piccole corti Il piano terra del Priorato è composto da cortili che consentono l’aerazione e l’illuminazione ai locali e da una serie di vani di servizio quali altre cucine, le dispense, i depositi e il guardaroba. e) Il giardino Il giardino privato del Priore è delimitato su tre lati dall’edificio del Priorato e da due edifici di servizio, mentre sul quarto lato si trova un muro di perimetrazione dal quale si diparte il locale destinato al deposito del grano che si estende fino a raggiungere il muro di cinta esterno ad ovest. Il giardino è caratterizzato dalla presenza di un elegante fontana realizzata in granito posta al centro dell’area. Essa è composta da una vasca circolare, costituita da blocchi inseriti nel terreno, che contiene, collocata in modo concentrico, un’altra vasca anch’essa circolare di diametro più ridotto posta, come una coppa, su un basamento che la pone in posizione sopraelevata rispetto a l’altra più esterna. Al centro della fontana è situata una scultura a tre facce dalle cui bocche sgorga l’acqua. Le foglie di acanto che collegano le facce sostengono una pigna centrale predisposta al getto dello spruzzo d’acqua verticale. La camera del pilastro Tra il Priorato e la cucina si trova una camera a pianta quadrata caratterizzata dalla presenza di quattro volte a crociera raccordate da quattro archi trasversali che dipartendosi dalle pareti del vano confluiscono su un unico pilastro centrale realizzato in pietra.
Gli edifici esterni alla Corte
Man mano che ci si allontana dal Chiostro l’area edificata non si amplia in ogni direzione, ma si estende a partire dal Priorato prevalentemente in direzione ovest e in direzione nord dove si collega ad un’altra area costruita a ridosso del muro di cinta in asse all’ingresso principale del complesso. Verso est l’anello costituito dai corpi di fabbrica delle celle ha un tratto di collegamento con l’esterno attraverso l’ingresso dell’attuale Museo. La rimanente area è occupata da campi coltivati dai certosini ad eccezione dell’area situata a nord-ovest, comunemente individuata col nome di seconda Certosa, nella quale ci sono i resti dell’antico Chiostro dei Procuratori e parte della elegante facciata della monumentale Chiesa del cinquecento. Il complesso del Priorato si estende, quindi, verso ovest dove si ritrova un piccolo gruppo di edifici di servizio e verso nord dove ci sono gli edifici principali dedicati alle attività religiose
Edifici ad ovest del Priorato Nel breve spazio posto tra il Priorato e le mura di cinta ad ovest si trova un’area dedicata alle attività pratiche composta da ampi cortili e da tre edifici. Il primo costituito da una sequenza di vani ad un solo livello, chiude l’area del giardino del Priorato ed è utilizzato come lavatoio. L’area antistante, destinata a stenditoio, collega il secondo edificio a due livelli. Il terzo edificio contenuto tra il muro di cinta del giardino del Priorato e il muro di cinta esterno della Certosa è utilizzato come deposito di farina e cereali. Esso si sviluppa su due piani composti due file di vani che permettono un doppio affaccio. Il prospetto nord del granaio presenta al piano terra un porticato semplice che ruota in corrispondenza del muro di chiusura del giardino del Priorato costeggiandolo all’esterno. I tre edifici hanno tutti dei marciapiedi collegati da stretti percorsi che danno un senso di unitarietà all’insieme.
Gli edifici a nord del Priorato A nord del Chiostro tra i locali dei refettori e l’ultimo modulo delle celle dei Certosini rimane uno spazio occupato da una galleria di collegamento che conduce ad settore della Certosa costituito da edifici destinati allo svolgimento della vita spirituale. La galleria detta della “clausura” è infatti una sorta di canale di raccordo sulla quale si affacciano la Chiesa con l’annesso piccolo Chiostro, il Capitolo, la Sagrestia e il Cortile della Meridiana. a) La Chiesa In planimetria la Chiesa appare attraversata dalla galleria della clausura, così che il suo prospetto principale risulta staccato, come una quinta dal corpo di fabbrica vero e proprio. Volumetricamente l’insieme sii ricompone in un unico sistema ben articolato. Il prospetto-quinta che denuncia la dimensione ad unica navata della Chiesa è caratterizzato dalla presenza di una grande porta con architrave sulla quale sono impostati due archetti con oblò che permettono il raccordo con il sistema degli archi del portale esterno strombato. Questo, realizzato con blocchi di granito finemente rifiniti, presenta delle accuratezze che si esprimono attraverso la raffinatezza delle decorazioni dei capiteli in pietra calcarea e attraverso il controllato accostamento dei blocchi di granito che determina una varietà di cromatismi amplificata dagli effetti chiaroscurali determinata dalla successione degli archi concentrici. Superiormente al portale d’ingresso, in posizione assiale, si trova un grande rosone costituito da una serie di archi concentrici realizzati in blocchi di granito. Il cerchio più interno deriva dalla composizione di otto piccoli oblò che raccordano otto archetti disposti radialmente. Il rosone è completato da un arco aggettante posto nella sola metà superiore, parallelo e simile a quello del portale d’ingresso. Il prospetto a capanna si chiude con un timpano semplice leggermente aggettante sostenuto da una serie di archetti pensili. La facciata lateralmente è fiancheggiata da due semitorri aggettanti contenenti delle scale a chiocciola che conducono al soppalco della Chiesa. Esternamente sono simili alla semitorre annessa al campanile del Chiostro con gli angoli e le bucature rimarcate da un motivo a bugne semplici che si trasferisce oltre i tettini piramidali in rame sbalzato, sugli spigoli della facciata della Chiesa. Il corpo della galleria della Clausura si rivela all’esterno esprimendo una continuità che si manifesta attraverso un cordolo marcapiano che si sagoma adattandosi alle volumetrie delle semitorri laterali e avvolgendo all’esterno, con un arco concentrico, il portale d’ingresso. Il prospetto laterale volto a nord è composto da due livelli scandito dal ritmo di contrafforti che si dipartono dal suolo e a metà altezza continuano a rastremarsi per ben tre volte. In parallelo, a questo livello, tra i contrafforti sono situate delle eleganti bifore realizzate inpietra calcarea importata dalla Francia. Il principio di cordolo appena accennato ai lati del rosone della facciata principale si riavvia sul prospetto laterale offrendosi come base comune di imposta agli archi aggettanti in granito che sormontano le bifore. In corrispondenza del modulo più ad est lo spazio della bifora è occupato dal tetto di un piccolo edifico adibito a vestiario. Il livello inferiore attualmente presenta alcuni piccoli corpi di fabbrica di servizio. Il prospetto laterale posto a sud è simile a quello parallelo posto a nord con la sola variante rappresentata dalla presenza di un campanile e di un portico addossato al livello inferiore. I due prospetti denunciano anch’essi la presenza di un avancorpo con la galleria poiché il primo passo sotteso dal primo contrafforte, lateralmente al prospetto principale, ha una dimensione più ampia rispetto agli altri passi. Il campanile a pianta quadrata richiama nello stile quello del Chiostro per le decorazioni d’angolo e per le bifore traforate dell’ultimo livello. La copertura piramidale impostata su base quadrata è realizzata in ardesia così come quella della Chiesa per la quale sono state utilizzate lastre prelavorate. Al portico che avvolge su tre lati il giardino annesso alla Chiesa si può accedere sia dalla Chiesa stessa che da due porte poste sul percorso della galleria di clausura dalle quali si dipartono i due corridoi lunghi. All’esterno il tratto di portico addossato alla Chiesa replica il passo scandito dai contrafforti del prospetto laterale che qui si comprimono per adattarsi ad una altezza più modesta. Tra i contrafforti vi sono delle semplici finestre con arco modanate ad eccezione di un passo in corrispondenza del quale si trova un piccolo vano con i servizi igienici. Sul lato corto del corridoio, ad ovest, si affacciano gli ingressi di tre cappelle e del corpo scala che conduce al livello superiore e al campanile. All’interno la Chiesa ritrova i ritmi esterni con delle variazioni stilistiche: longitudinalmente, in corrispondenza dei contrafforti esterni vi sono delle lesene con pianta a trifoglio poggiate su una piccola mensola; le bifore hanno sguinci a semicerchio che creano un senso di avvolgimento. Verticalmente le pareti sono divise in due livelli: il primo rivestito da stalli lignei e un secondo superiore con le bifore e le lesene. L’area dell’abside, introdotta da un arco di trionfo sostenuto da paraste a trifoglio di ordine gigante, è caratterizzata dal dinamismo prodotto dalle fasce delle nervature degli archi neogotici. Lo spazio illuminato attraverso due bifore laterali acquista una particolare atmosfera che si carica anche del fascino prodotto dalle abbondanti decorazioni pittoriche che si esprimono con vivi caratteri cromatici e dalle ricche sculture che si rivelano attraverso il plasticismo delle lesene con eleganti capitelli trattati con dorature. b) Il Capitolo e la Cappella delle Reliquie Il primo tratto della galleria della clausura conduce, dopo aver oltrepassato gli ingressi del cortile e della Chiesa, alla sala del Capitolo. È questo il luogo dove la comunità si riunisce. In fondo alla sala rettangolare del Capitolo è situata la Cappella delle Reliquie. Quest’ultima all’esterno si configura come un corpo annesso sia per la differente volumetria che per le aperture laterali simili a quelle dalla Chiesa ed infine per il piccolo rosone posto sul prospetto posteriore. c) La Sagrestia In corrispondenza del Capitolo la galleria della clausura, per un breve tratto, ruota di novanta gradi verso ovest, per intercettare l’ingresso alla Sagrestia, oltre la quale riprende il suo orientamento rivolto a nord. La Sagrestia attuale era in origine una Cappella, dedicata a S. Anna, appartenente all’antica Chiesa cinquecentesca distrutta dal terremoto del 1783. Essa fu convertita in Sagrestia nel 1856 dal Certosino Dom Vittore Nabantino. All’esterno, al di sopra della copertura a falda della galleria emerge il livello superiore del prospetto a capanna dell’edificio caratterizzato dalla presenza di un rosone simile a quello della Chiesa principale. Anche i prospetti laterali e l’abside poligonale all’esterno richiamano nello stile i caratteri della Chiesa. d) Il cortile della Meridiana La galleria presenta, nel suo tratto antistante la Sagrestia, una porta di accesso laterale al sagrato della Chiesa. Questo spazio, riconosciuto in origine con il nome di “Cortile della Meridiana”, si presenta attualmente, organizzato come un giardino all’italiana composto da due parti delimitate da una sorta di cordoncino di siepi. La prima parte, di forma ellissoidale presenta al suo centro una fontana circolare. La seconda parte è costituita da un poligono che sul lato esterno raccorda il percorso scoperto che dal Priorato conduce alla porta principale d’ingresso della Certosa. I due spazi sono attraversati e collegati da un percorso che, interrompe i perimetri delle siepi, ed è posto in asse alla statua di San Bruno e al portale della Chiesa.
Nel secondo spazio, la siepe penetra
all’interno sottolineando il tracciato del percorso e dilatandosi in
corrispondenza del piedistallo della statua. Il complesso degli edifici della cinta nord
A ridosso del muro di cinta a nord, in asse alla porta d’ingresso principale alla Certosa vi sono un gruppo di edifici di servizio. In corrispondenza della porta si trova la portineria della foresteria, lateralmente, ad ovest, il complesso si conclude con l’edificio della Cappella esterna. Ad est, separato dalla galleria della Clausura che qui inizia il suo percorso, si trova l’ingresso carraio di servizio. Un po’ oltre ci sono gli edifici con le scuderie, le stalle e i fienili. La foresteria che all’esterno è quasi completamente priva di aperture, all’interno si presenta come un edificio organico ed elegante. Il piano terra è anticipato da un portico dal quale emerge il secondo livello, che in asse alla porta è sfalsato di mezzo piano. La cosidetta “Chiesa delle donne” presenta un prospetto laterale libero sul quale si aprono tre finestre arcate, l’altro invece ha le finestre interrotte dalle falde che ricoprono il portico, con l’accesso interno laterale alla Cappella, e gli ambienti al piano terra della foresteria alla quale la Chiesa è annessa. Il prospetto retro richiama il prospetto principale della Sagrestia, del resto presentano lo stesso orientamento rivolto a sud, configurando la Cappella come un edificio con una doppia facciata.
I resti dell’antica Certosa cinquecentesca
Nell’area a nord-ovest della Certosa si trovano i ruderi di alcune strutture architettoniche del complesso originario fortemente danneggiate dal sisma del 1783 e dalle azioni di spoglio ottocentesche. Attualmente è ancora visibile parte della facciata della monumentale Chiesa del Cinquecento con alcuni tratti del Chiostro antistante con una elegante fontana centrale. a) La Chiesa del Cinquecento La monumentale facciata, realizzata in granito locale, rivela ancora oggi la maestosità dell’impianto a tre navate dell’imponente edificio. Verticalmente è ripartito in tre grandi fasce: la prima impostata su un basamento continuo separa e solleva la Chiesa dal suolo. Questa fascia contiene anche i sei basamenti delle lesene doriche le quali assieme alle nicchie e ai medaglioni compongono la seconda fascia. Infine, poggiato su un cordolo aggettante, si trova la terza fascia composta da due guglie piramidali e dal primo tratto di imposta del frontone del quale si vede l’avvio con un andamento mistilineo. In senso orizzontale l’edificio è costituito da sei paraste doriche che scandiscono un ritmo alternato composto tra tre campate maggiori intervallate da due minori. Le paraste doriche sono alleggerite da una scanalatura centrale che crea un effetto di doppia parasta. Al centro della campata centrale, che segna anche l’asse di simmetria dell’edificio, è situato il portale d’ingresso con trabeazione e timpano triangolare al di sopra del quale è situato un riquadro in rilievo con una piccola nicchia al centro. Le altre due campate maggiori, poste all’estremità del prospetto ospitano due medaglioni profilati. Nelle due campate minori vi sono due nicchie con archetto e frontone che in origine contenevano le statue di San Bruno e S. Stefano. Varcato il portale d’ingresso si incontrano le sole due arcate rimaste di due pareti che ripartivano la Chiesa in tre navate. Queste strutture mantengono parzialmente il loro rivestimento in granito per cui in molte parti rivelano la loro costituzione muraria composta da pietre e laterizi. In vari tratti sono state individuate tracce di intonaco affrescato. Attualmente i due archi trasversali agiscono come se fossero dei contrafforti di sostegno del prospetto della Chiesa. b) Il Chiostro Nell’area antistante alla facciata della Chiesa si possono ammirare quelli che purtroppo sono ormai i resti di un raffinato Chiostro: 23 arcate disposte su tre lati intercalate da tratti con soli pilastri. Ciascuno di essi, rivestito in granito, è costituito da un basamento dal quale si dipartono tre fasce verticali: la centrale, più in rilievo, si configura come uno stelo che sostiene un fiore rappresentato dal capitello composito riccamente decorato. Le due facce laterali ad una certa altezza si interrompono per trasformarsi in base di imposta delle arcate che convergono e si incontrano in corrispondenza della chiave di colmo decorata. Molte arcate presentano ancora i segni del sisma che si rivelano sia attraverso i conci che essendo scivolati provocano una interruzione della continuità della curva dell’arco, che attraverso il distacco in più parti del rivestimento lapideo. Attualmente ciò che rimane del Chiostro dopo la distruzione operata dal terremoto del 1783 e dopo lo spolio operato dai cittadini del serrese, che hanno prelevato e sparso con disinvoltura molti elementi decorativi della Certosa, esprime ancora pienamente la dimensione dell’impianto planimetrico originario. c) La fontana Al centro del giardino del Chiostro si trova una fontana realizzata nel seicento anch’essa in granito. È costituita da una vasca circolare al cui centro si eleva un piedistallo cilindrico decorato sostenente ad un primo livello un vassoio circolare dal diametro però inferiore rispetto a quello della vasca. Il piedistallo prosegue oltre il vassoio arricchendosi di una decorazione costituita da tre cariatidi , collegate da foglie di acanto e poggiate sul vassoio circolare che sostengono con le palme delle mani un altro vassoio circolare, concentrico, ancora più piccolo del precedente. Al centro di tale vassoio tra le quattro piccole foglie di acanto è collocata una pigna che ha in sommità un piccolo foro per il getto d’acqua. |