scheda

LA CERTOSA VIRTUALE REPERTORIO ICONOGRAFICO

 

 

 

Chartreuse de Calabre (Italie). Plan des batiments qui existent du cloitre cotè ovest”

Data: giugno 1894 - Attribuzione

Foglio di carta lucida telata; mm 1150 x 480

Disegno ad inchiostro con tratti ad acquerello e matita

F. Pichat, non firmato

ACSSB: carte non inventariate

inedito

 

Il disegno, tra quelli planimetrici trattati è sicuramente quello redatto per primo; presumibilmente, invece, è il piano generale che l’architetto Francesco Pichat (architetto dell’ordine) e Giulio Secondo, l’impresario incaricato della ricostruzione del monastero certosino, portarono a Serra San Bruno nel giugno 1894. L’attribuzione della datazione è confortata da due riferimenti: il primo è che i progetti esecutivi per la riedificazione furono stesi a partire dal 1894 e che nell’intestazione del disegno stesso vi si legge “….piano degli ambienti che esistono….”,  il che ci fa’ leggere il disegno con un doppio registro, da una parte come un rilievo dell’esistente e dall’altra come la prima proposta di nuova disposizione; il secondo è riscontrabile nella fitta corrispondenza intercorsa tra la Grande Certosa di Grenoble e la Certosa calabrese, per tutto il periodo dei lavori, costituita da circa 200 lettere presenti nell’ACSSB in cui si fa espressamente riferimento al disegno in oggetto.

La tavola presenta una planimetria composta dalle celle, il chiostro, la zona del priorato, gli ambienti del refettorio ed il vecchio capitolo; inoltre un prospetto esterno del chiostro, una sezione del corridoio del chiostro ed una seconda sezione purtroppo non localizzabile a causa di uno strappo della carta.

La pianta propone la disposizione delle celle intorno a quello che, per dimensioni, doveva essere il “grande chiostro” cinquecentesco; l’ipotesi è confermata dal confronto delle misure con la tavola di anonimo secondo lo stato di fatto anteriore al 1893, conservata nell’ACSSB e citata dal Gritella.

Le indicazioni di Pichat, ricavabili da questo piano distributivo, sono quelle di voler ridare splendore all’antico chiostro; localizzare la nuova chiesa nella struttura del vecchio capitolo, a cui aggiunge, sul lato sinistro rispetto all’ingresso, un corpo di pianta quadrata per collocarvi come egli stesso scrive una “sacristie”; rispettare la dislocazione dell’area refettorio-cucine e del priorato.

Interessante è il prospetto esterno che l’architetto francese redige per il chiostro, inequivocabilmente rifacentesi a quello esistente prima del sisma del 1783; basti confrontare la stampa di A. Zaballi e P. Schiantarelli in “Istorie dè fenomeni del tremoto avvenuto nelle calabrie”. Entrambi i prospetti constano di archi a tutto sesto tra cui vi sono delle coppie di  colonne che sorreggono una trabeazione e tra le colonne vi è una nicchia; le sole differenze sono rappresentate dal fatto che il prospetto di fine ‘800 utilizza per sostenere la trabeazione non colonne a tutto tondo ma dei contrafforti, come evidenziato nella sezione presente sulla tavola stessa e dalla presenza di un rosone tra i contrafforti.  Nella sezione sopraccitata si può notare un accenno ad un piano superiore, forse per riprendere la disposizione altimetrica del chiostro del ‘500, ma che tuttavia è  poco definito.