REPERTORIO ICONOGRAFICO

 

     

 

Vedute dei luoghi certosini a Serra

1852

Disegni a inchiostro riprodotti in stampa litografica, varie dimensioni

Horace Rilliet

in Colonne mobile en Calabre dans l’année 1852. Tournée en Calabre, par M.r  H. Rilliet, Chirurgien au 13e Bataillon de Chasseurs, Genève, Imp. Poulet & Cougnard, [s. d., ma probabilmente 1853]

Collezione privata

Bibliografia: Croce 1954; Principe 1980; Gritella 1991; Carlino 1997; Ceravolo 1999c; Ceravolo 2002a.

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Horace Rilliet, giunto in Calabria con il tredicesimo Battaglione Cacciatori al seguito di Ferdinando II di Borbone, vi rimase per trentaquattro giorni. Nel corso del suo soggiorno compilò un diario manoscritto, ornandolo di 203 pregevoli disegni che rappresentano – come già aveva notato Benedetto Croce – “il più vivo quadro” della Calabria intorno alla metà del XIX secolo (Croce 1954). Il diario venne pubblicato, con procedimento litografico, probabilmente l’anno successivo presso uno stampatore ginevrino. A Serra Rilliet rimase dal 16 al 19 ottobre – quando, di prima mattina, il battaglione si mise in marcia alla volta di Monteleone – e dedicò numerosi disegni sia all’ambiente del paese sia alla Certosa, in stato di abbandono in seguito al terremoto del 1783, se si eccettua la breve parentesi di un tentativo non riuscito di riapertura dal 1840 al 1844. L’immagine con cui apriamo la serie dedicata alla Certosa (fig. a) – una delicata veduta di piazza San Giovanni a Serra, animata dalla varia umanità di un paese meridionale in una domenica mattina – trova la sua giustificazione nella circostanza che la chiesa di San Giovanni che vi è raffigurata (oggi chiesa dell’Assunta di Terravecchia) è strettamente legata alla storia della Certosa, come si vede fin dalla sua intitolazione al santo patrono degli eremiti, a cui venne anche dedicato, insieme con la Vergine, il primo eremo bruniano calabrese di Santa Maria della Torre. Tale chiesa è, peraltro, conosciuta nella tradizione locale come chiesa della panella, in quanto i certosini vi distribuivano il pane per i poveri. Da non trascurare è il valore di documentazione che questo disegno riveste per la presenza, al centro della piazza, della colonna che fu successivamente asportata e collocata nei pressi del santuario di Santa Maria del Bosco, luogo dell’originaria fondazione certosina a Serra. La seconda veduta (fig. b) raffigura un totale della Certosa, “ripreso” dall’esterno delle mura perimetrali, peraltro quasi nascoste dalla folta vegetazione. Il disegno adotta un punto di vista analogo, per quanto più ravvicinato, a quello utilizzato da Pompeo Schiantarelli per la tavola intitolata Rovine della Certosa di S. Bruno inserita nell’Atlante che accompagna l’Istoria de’ fenomeni del Tremoto di Michele Sarconi. Anche in questo caso, così come nella tavola di Schiantarelli, la leggibilità dei particolari è fortemente compromessa dalla prospettiva impiegata, ma si possono facilmente individuare sia le torri perimetrali del monastero sia la parte sommitale dei ruderi della chiesa conventuale. Il disegno successivo (fig. c) è dedicato ad una “segheria di tavole”, costruita vicino al corso di un ruscello. La sua segnalazione in un contesto certosino non è fuor di luogo, poiché alla Certosa appartennero alcune segherie dislocate lungo il territorio, quali la Serra Tabularum e la Serra Chindillorum, opportunamente registrate anche nelle carte topografiche relative al tenimentum del monastero. Con la quarta immagine (fig. d) siamo nell’ambito dell’iconografia certosina più nota, con il laghetto di penitenza di San Bruno a Santa Maria, eretto nel 1645 durante il priorato di Dom Tommaso Cantina, a memoria delle lunghe immersioni in acqua del santo ripetutamente ricordate dalla tarda agiografia bruniana. La descrizione del laghetto fornisce a Rilliet l’occasione, nelle note di commento registrate sul suo diario, di riprendere l’episodio agiografico (raccontato dall’autore secondo una variante pressoché sconosciuta) dei cani di Ruggero il Normanno che scoprono San Bruno in preghiera, nonché di segnalare la presenza della statua in marmo del santo collocata dentro il cosiddetto “dormitorio” e di richiamare la leggenda dell’abete che si sarebbe inginocchiato ad imitazione dell’esercizio ascetico di Bruno. Le due vedute seguenti (figg. e/f) sono, invece, di grande importanza per la documentazione dello stato dei ruderi nel momento in cui Rilliet visitò la Certosa. La prima immagine (fig. e) è una veduta d’insieme dell’area prospiciente l’ingresso della chiesa conventuale cinquecentesca, con la facciata diroccata che lascia chiaramente vedere il fenomeno delle guglie ruotate nel secondo ordine e con il chiostro dei Procuratori nei cui pressi si eleva una fontana in pietra. Desta qualche perplessità in questa veduta, se si pone mente alle date, il fatto che Rilliet non abbia inserito, nelle nicchie al lato della porta d’ingresso, le due statue di San Bruno e S. Stefano che vi erano collocate e che sono documentate, ancora in quella posizione, in una foto degli ultimi anni del XIX secolo. La seconda immagine (fig. f) è, per alcuni aspetti, certamente più preziosa perché consente di cogliere, prima del loro smembramento, il colonnato del cimitero certosino - con la croce in mezzo che Rilliet dice spezzata - e i ruderi del chiostro dei Padri claustrali, con i due ordini sovrapposti perfettamente visibili. La serie dei disegni dedicati alla Certosa si completa con le mura di cinta del monastero punteggiate dalla serie delle torri (fig. g) - riprodotte da Rilliet nella loro corretta conformazione cilindrica e poste come sfondo della scena bucolica di un pastorello con le capre al pascolo – e con una veduta esterna di ruderi, osservata da un soldato seduto, che, per la loro struttura, sembrano da identificare con il chiostro dei Procuratori, che lascia in secondo piano la chiesa conventuale, come si può desumere dal particolare di una delle guglie della facciata visibile alle spalle (fig. h). (Tonino Ceravolo)