REPERTORIO ICONOGRAFICO

     

Base processionale

1797

Luca Baccaro, argentiere napoletano

Argento fuso sbalzato, cesellato, bulinato, bronzo dorato, legno

Cm 72 x 67; 80 kg circa

Serra San Bruno, Museo della Certosa

PUNZONI: lettere LB in campo rettangolare: la scritta NAP e il numero 797 in campo sagomato

Bibliografia: Pisani 2002

La base processionale, custodita nel Museo della Certosa di Serra San Bruno, chiamata, volgarmente, "bara", italianizzazione del termine dialettale "varia" o "vara", fu eseguita per portare in processione il busto argenteo di San Bruno, con il quale divenne, successivamente, un unicum. Dopo il terremoto del 1783, che aveva distrutto il cinquecentesco convento lasciando, miracolosamente incolumi i monaci, Francesco Taccone di Sitizano (oggi frazione di Cosoleto), questore del Regno di Napoli, lo donò alla Certosa. Le iscrizioni e le raffigurazioni, contenute nei quattro medaglioni che lo ornano, ci offrono, a tal proposito, un quadro preciso degli accadimenti che portarono alla sua realizzazione. La prima scena rappresenta i monaci che, all’interno delle mura turrite della Certosa, ringraziano per lo scampato pericolo la Madonna e San Bruno, apparsi miracolosamente in un nuvolario. Interessante è la frase posta come commento: “Ob terrae concussiones disiectis quassatisque moenibus divi Brunonis avocilio monachi incolumes servati anno MDCCLXXXIII”. Nove anni dopo, nel 1792, Ferdinando IV di Borbone decise di restaurare il convento facendo riparare i danni provocati dal terremoto e reintegrandolo nelle sue funzioni. Il secondo medaglione contiene, infatti, lo stemma della Certosa: il compendio CAR accompagnato nel capo da una crocetta e nella punta da un giglio. Tutto intorno l’iscrizione recita: “Ferdinandi IV providentia Divo Brunone opem ferente Chartusia restituta anno MDCCXCII”. Successivamente, nell’anno 1797, completati i lavori di restauro, fu realizzata la base processionale: la scena, sulla terza faccia, raffigura un monaco, all’esterno delle mura, in atteggiamento di ringraziamento. Accanto a lui, un carpentiere, vicino ad alcune tavole, con il martello in mano, un operaio in atto di riparare le mura turrite e un uomo su una scala a pioli appoggiata alla chiesa conventuale. La scritta, sbalzata intorno all’ovale, infatti, così recita: "Chartusia per nortmannos principes ditata terrae moti clade an MDCCXXXIII eversa nunc restituta anno MDCCXCVII". Sull’ultimo medaglione spicca la dedica del questore Francesco Taccone di Sitizano che fece realizzare l’opera argentea: "Franc Tacconus e Septisani dynastis totius regni quaestor divo Brunoni patrono presentissimo ddd". Al centro il suo stemma. Attraverso questo importante arredo, dunque, è possibile ricostruire la storia della Certosa tra il 1783 e il 1807, anni bui e concitati che determinarono prima il suo tentativo di resurrezione e poi la sua decadenza. Come si evince dalle scene sbalzate di due dei medaglioni, con i lavori eseguiti, tra il 1792 e il 1797, per volontà di Ferdinando IV di Borbone,  le mura e  le celle della certosa erano ritornate allo stato in cui si trovavano prima del gran terremoto: solo la chiesa conventuale aveva subito danni difficilmente riparabili a causa del crollo della cupola e di parte della facciata. Ai certosini venne, comunque, garantita l'agibilità di gran parte del complesso monastico. La Certosa riparata ebbe, però, vita breve: appena dieci anni dopo, il decreto del 13 gennaio 1807, riguardante la soppressione dei conventi, non la risparmiò. La sua base fu eseguita da uno degli artisti più apprezzati della Napoli tardosettecentesca. Come dimostrano la sigla L.B in campo rettangolare e la corona seguita dalla scritta NAP e dal numero 797, apposta sulla lamina d’argento non sbalzata di tutti e quattro i lati, fu realizzata nel 1797, da Luca Baccaro, argentiere attivo, appunto, dagli ultimi anni del XVIII secolo ai primi trenta del XIX. (Domenico Pisani)