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REPERTORIO ICONOGRAFICO
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Ricostruzione
planimetrica della chiesa cinquecentesca e degli edifici antichi prima
della ricostruzione ottocentesca
s.d. [ma inizi del XX secolo]
Disegno a inchiostro e matita su carta, cm. 23, 4 x
33,5
ACSSB, C/N XXV Bibliografia:
Gritella
1991.
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Questa pianta, che si può attribuire per la legenda e le note a Dom Ippolito Duvivier di cui è riconoscibile la grafia, permette, pur nella sua sommarietà, una lettura di diversi ambienti della chiesa cinquecentesca, quali gli altari di S. Stefano e San Bruno e la cappella del Rosario (nn. 21, 22 e 23). Si noti pure - segnato con il n. 24 - il punto in cui, come recita la legenda, “era la pietra tombale del Conte Ruggiero in 3 pezzi con spada e cani ai suoi piedi”. Questa lastra sepolcrale venne donata ad Achille Fazzari (così come la cinquecentesca Platea di Carlo V oggi conservata a Reggio Calabria), che la trasferì a Ferdinandea da dove passò successivamente in un’altra collezione. Sotto la medesima segnatura archivistica è conservato un disegno (di fatto uno schizzo molto approssimativo) che rappresenta schematicamente l’antica chiesa del monastero, indicandone la sacrestia antica, il coro antico e l’altare maggiore. Il disegno, datato 2 maggio 1904, è contenuto al quarto foglio di una lettera di Dom Deflorian, vicario presso la Certosa di Calci, che consta di un totale di 4 ff. mss. (i primi tre contengono il testo della lettera). Dom Deflorian fornisce nella lettera una serie di interessanti informazioni sullo stato delle fabbriche certosine e sulla destinazione d’uso di alcuni ambienti. Tra l’altro riferisce: “Ai miei tempi si vedeva qualche traccia dell’alloggio del Conte Ruggiero. Di contro alla facciata della Chiesa grande, un po’ verso S. Maria, si vedevano sul muro di cinta, certe pietre lavorate a guisa di modioni, e servivano o d’imposta delle finestre, o per sostenere piccoli solaj. Dunque il muro di cinta serviva in pari tempo di facciata esterna del palazzo del Conte”. (Tonino Ceravolo) |