REPERTORIO ICONOGRAFICO

 

     

 

 

Piano della Certosa de’ SS. Stefano e Brunone nel 1883

Disegno a inchiostro su carta, cm. 56 x 80,8

s.d.

ACSSB, carte non inventariate

Bibliografia:  Gritella 1991.

 

La pianta riporta l’ubicazione degli edifici della Certosa cinquecentesca nel loro stato precedente alla ricostruzione effettuata ad iniziare dal 1894. Nell’angolo a sinistra si scorge – come già segnalato dal Gritella – il disegno di Pichat del nuovo chiostro dei padri claustrali successivamente non realizzato. Nella sua analisi della pianta Gianfranco Gritella propone le seguenti osservazioni: “Si tratta [...] di una tavola planimetrica piuttosto schematica e imprecisa, che riassume in sé un rilievo dello stato di fatto, alcuni elementi del primo progetto ottocentesco non approvato, una ricostruzione congetturale delle strutture antiche già demolite, una indicazione sommaria di una parte di una piccola parte dei nuovi fabbricati edificati dal Pichat [...]. Sul lato destro compare una legenda con riferimento numerico suddivisa in tre parti. La prima parte con numerazione da 1 a 31 fa riferimento alle indagini precedenti e identifica la quasi totalità degli edifici che componevano il complesso prima del 1893. La seconda parte della legenda [...] con numeri da 1 a 8, si riferisce alle opere attuate dal Nabantino dopo il 1856. La terza legenda, numerazione da 1 a 30, riprende integralmente quella che compare nel cartiglio in calce all’incisione di p. 1 del vol. IX del Tromby” (pp. 36-37). Pur con questi limiti, la pianta ha una sua non trascurabile utilità, perché consente di identificare anche luoghi e strutture oggi non più visibili. Tra gli altri si individuano facilmente la chiesa conventuale, il chiostro grande con le celle disposte intorno al suo perimetro e l’area quadrata del cimitero al suo interno, le torri di guardia distribuite lungo il muro di cinta. In seguito alla ricostruzione degli anni successivi tale impianto subirà notevoli alterazioni, particolarmente evidenti nella chiesa conventuale della quale sarà conservata la sola facciata, laddove le lastre fotografiche di fine Ottocento documentano come, ancora ad un secolo di distanza dal sisma, fosse rimasta in piedi la navata. La circostanza non mancò di suscitare preoccupazioni e polemiche, di cui rimane traccia anche in una lettera inviata dal Consigliere Provinciale Bruno Chimirri (il futuro ministro) il 24 ottobre 1895 al Prefetto di Catanzaro: “Recatomi in questa Certosa ed eseguita una accurata ispezione, ebbi a rilevare che questi Certosini, non demolirono né depreziarono alcun’opera di arte che merita di essere conservata. Il chiostro fu sgombrato dalle macerie e dagli sterpi e roveti, che lo avean reso nido di rettili […]. Le mura laterali della chiesa vennero demoliti perché minacciando rovina, metteano in pericolo la vita dei lavoratori; però la facciata e quanto vi esisteva in opera di arte furono rispettati” (ACSSB, C/A LXI). (Tonino Ceravolo)