REPERTORIO ICONOGRAFICO

 

     

 

 

Verba confinationis Leugae quae reperiuntur in diplomate Comitis Rogerii anni 1093

Incisione, cm. 39 x 52,8

firmata Filippo de Grado incise

in F. Vargas Macciucca, Esame delle vantate carte, e diplomi de’ RR. PP. della Certosa di S. Stefano del Bosco in Calabria […] Per dimostrare come, e quanto siesi abusato contra le Leggi del Regno del nome del lor glorioso Patriarca S. Bruno, in sostegno delle Regalie, e Prerogative Giurisdizionali da essi usurpate, Napoli, Nella Stamperia Simoniana, 1765

BCSSB

Bibliografia: Principe 1980; Principe 1989.

 

 

 

Questa carta topografica costituisce l’archetipo della pianta (vedi scheda e illustrazione successiva) riprodotta nel secondo volume a stampa della Storia certosina di Tromby. La circostanza è particolarmente degna di nota poiché il testo di Vargas Macciucca – “Avvocato in quel tempo del Real Patrimonio, al presente Consigliere del Sacro Supremo Consiglio, e Real Camera di S. Chiara, Delegato della Real Giurisdizione […] – rappresenta un puntiglioso atto d’accusa nei confronti della Certosa, denunciata da alcuni “cittadini della Serra” nell’ambito della controversia che, nel XVIII secolo, li contrappose al monastero in merito alle prerogative giurisdizionali che questo esercitava. Singolare è anche la circostanza che l’incisore sia quello stesso Filippo De Grado autore, per conto della Certosa, dell’emblema settecentesco del monastero con le figure affiancate di San Bruno e S. Stefano. La carta raffigura il territorio della “lega” donata dal Conte Ruggero a San Bruno con un diploma del 1093, del quale viene riportato sotto il titolo il lungo brano relativo proprio ai confini della donazione. Come si può vedere la pianta consente, quasi, di tracciare un censimento delle acque, delle cave, delle vie, delle segherie, nonché di alcuni dei principali luoghi di culto legati alla Certosa. Da notare anche come siano accuratamente distinti i due luoghi denominati “Santa Croce” e “Croce Ferrata”, all’origine dell’equivoco - consolidato da diversi decenni con l’apposizione di un cippo di pietra – secondo il quale San Bruno avrebbe incontrato Landuino nella seconda località, laddove le fonti parlano di un luogo chiamato “Sancta Crux”. Nella colonna, a sinistra della carta, è riportato un “Esame delle respettive distanze, che si trovano così dalla Chiesa di S. Maria, come dal Castello diruto a’ sottoscritti punti nella Pianta annotati”. (Tonino Ceravolo)