Storia della Certosa di Serra San Bruno (Tonino Ceravolo)

 

Museo

2001

Il Museo della Certosa, Serra San Bruno, Museo della Certosa, p. 98, [ill.].

La guida del Museo della Certosa di Serra, riporta una breve sintesi della vita di San Bruno e una descrizione ambiente per ambiente delle sale del Museo.

 

ANONIMO [=SPITZ, Bruno]

1921

La Certosa di Serra San Bruno (Calabria). Appunti storico-religiosi, Terni, Alterocca, p.12, [34 ill. f.t].

Breve profilo storico - con qualche errore - sulla Certosa dalle sue origini agli inizi del XX secolo. Nel testo si possono trovare pure sintetiche notizie su alcuni aspetti del culto locale nei confronti di San Bruno (la processione della Pentecoste e i “certosinetti”) e si ricorda il suo ruolo di protettore nei confronti del paese di Serra.

 

BARRIO, Gabriele

1737 [1571]

Antichità e luoghi della Calabria. Prolegomeni, aggiunte e note di Tommaso Aceti, trad. it. di Erasmo A. Mancuso, Cosenza, Brenner (1979), p. 659.

Il testo del Barrio riporta un elenco di reliquie appartenenti al monastero. Tommaso Aceti, nelle sue aggiunte, richiama alcuni diplomi normanni e un “breve” papale indirizzati ai monaci della Certosa. Trascrive anche due iscrizioni presenti nella grotta e sul tumulo di San Bruno.

 

BOTTARI, Salvatore

1988

I beni del monastero di S. Stefano del Bosco a Messina. La grangia di Giampilieri in Messina e la Calabria nelle rispettive fonti documentarie dal Basso Medioevo all’età contemporanea, Atti del 1° colloquio calabro-siculo (Reggio Calabria-Messina 1986), Messina, pp. 453-460.  

La grangia certosina di Giampilieri ha avuto nella storiografia locale la sola segnalazione del Lexicon Topographicum Siculum di Vito Amico. La stessa Platea cinquecentesca della Certosa non fornisce notizie utili, giacché le pagine relative sono state asportate. Una relazione del tardo Settecento conservata presso l’Archivio di Stato di Napoli - e sintetizzata dall’autore - consente, tuttavia, di avere delle informazioni di prima mano su questa dipendenza certosina in Sicilia.

 

BRÜHL, Calrichard

1978

Urkunden und Kanzlei König Rogers II. von Sizilien, Köln-Wien, Böhlau Verlag, p. 304.

Dopo aver ricordato il “bellum diplomaticum” scaturito dalle donazioni normanniche in favore della Certosa di Calabria, l’autore esamina due diplomi di Ruggero II per S. Stefano emessi a Messina e datati 1129 e 5 novembre 1144. Da segnalare è, in particolare, l’analisi del diploma più antico, ritenuto un falso eseguito nella seconda metà del XII secolo soprattutto a causa del suo contenuto giuridico (vedi le pp. 209-211). 

 

 

CACACE, Anna Maria

1981

Una dipendenza settecentesca alla certosa di Santo Stefano del Bosco: la grangia di Giampilieri Messina, in La Calabria dalle riforme alla restaurazione, Atti del VI Congresso Storico Calabrese (Catanzaro, 29 ottobre – 1 novembre 1977), vol. II, Catanzaro, Società Editrice Meridionale, pp. 31-34.

Notizie di carattere economico sulla grangia siciliana dei certosini.

 

CALABRETTA, Leonardo

2000

Serra San Bruno, Marina di Davoli, SudGrafica, 2 voll., p. 521, [ill.].

Nel primo volume si ha un riepilogo della storia della Certosa, nel quadro della storia del paese di Serra San Bruno. Notizie anche su artisti e artigiani che hanno operato nella Certosa.

 

 

CAMINADA, Basilio Maria

1981a

Don Benedetto Tromby certosino, “Analecta Cartusiana”: 84, Salzburg, Institut für Anglistik und Amerikanistik Universität Salzburg, p. 30.

Accurato studio intorno ai dieci volumi della settecentesca Storia critico-cronologica diplomatica del patriarca S. Brunone e del suo Ordine Cartusiano di Dom Benedetto Tromby. L’edizione napoletana a stampa del testo viene confrontata con l’esemplare manoscritto, mutilo del diciottesimo volume, conservato presso l’archivio della Certosa di Serra San Bruno. Importanti riferimenti alle fonti dell’opera di Tromby e alla “gerarchia dei diplomi normanni e pontifici della Certosa di Serra”.

 

CAMINADA, Basilio Maria

1981b

L’archivio e la biblioteca della Certosa di Serra S. Bruno, in I beni culturali e le chiese di Calabria, Atti del Convegno Ecclesiale regionale (Reggio Calabria-Gerace 24-26 ottobre 1980), Reggio Calabria, Laruffa Editore, pp.  153-169.

 

Descrizione, con l’aggiunta di rapidi cenni storici, dell’archivio e della biblioteca della Certosa, con essenziali informazioni intorno ai fondi librari e archivistici che vi sono contenuti. L’autore evidenzia come “i valori o beni culturali che la Certosa di Serra conserva nella sua biblioteca, nel suo archivio e nella sua architettura, non sono ricordi storici o voci spente del passato ma l’eco di un organismo vivo che iniziò il suo curriculum ai giorni del fondatore san Bruno [...]” e “lo proseguì attraverso i secoli”.

 

 

CAMINADA, Basilio Maria

1989

Una sintetica descrizione dei rapporti tra il Card. Guglielmo Sirleto e la Certosa in Il Card. Guglielmo Sirleto (1514-1585), Atti del Convegno di studio nel IV centenario della morte, a cura di L. Calabretta e G. Sinatore, Istituto di Scienze Religiose di Catanzaro e Squillace, pp. 345-353.

 

La scarsità del materiale disponibile non consente di far piena luce su questa vicenda storica. Gli scambi epistolari e i rapporti tra il cardinale e la Certosa vengono ricostruiti sulla base del Regesto Vaticano di padre Russo e dei pochi cenni contenuti nelle Carte dei Capitoli Generali dell’Ordine Certosino.

 

CAMINADA, Basilio Maria

2002

La Certosa di Serra San Bruno. Scritti storici, a cura di Tonino Ceravolo, Vibo Valentia, Monteleone, p. 146.

Raccolta postuma di alcuni fondamentali scritti di Dom Caminada (L’Aja 1920 – Serra San Bruno 1996), archivista e bibliotecario per trent’anni della Certosa calabrese. Nel volume, che presenta gli scritti secondo l’ordine cronologico delle vicende del monastero, vengono affrontate diverse questioni nodali per la comprensione della storia certosina in Calabria. Si segnala, tra gli altri, il primo testo, dedicato alle origini di Serra San Bruno, in cui Dom Caminada riflette sui caratteri originari della fondazione certosina calabrese. 

 

CAPASSO, Bartolomeo

1902

Le fonti della storia delle Provincie napoletane dal 568 al 1500, Napoli, Riccardo Marghieri, pp. 96-97.

Contiene un breve richiamo ai diplomi normanni in favore dei certosini calabresi nel contesto del più generale problema dell’autenticità delle “carte” possedute dai monasteri. Le opere di Carlo Franchi, Francesco Vargas Macciucca e Dom Benedetto Tromby vengono ricordate come esempi di quelle “allegazioni dottissime” prodotte durante le controversie giurisdizionali del Settecento.

 

CAPIALBI, Vito

1813-1830 a

P. D. Silvio Badolato, in Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli ornata de loro rispettivi ritratti […], Napoli, presso Nicola Gervasi, ad vocem.

Nel profilo di Dom Silvio Badolato si richiamano gli incarichi ricoperti dal monaco in diverse Certose dell’Italia meridionale. Il Capialbi ricorda, peraltro, come durante il suo secondo priorato nella Certosa di S. Stefano (1573-1577) Dom Badolato abbia fatto costruire il Coro ed il Capitolo, perfezionando anche il Chiostro dei padri. Il ritratto che precede la biografia è di Stefano Colloca.  

 

CAPIALBI, Vito

1813-1830 b

P. D. Dionisio Di Grano, in Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli ornata de loro rispettivi ritratti […], Napoli, presso Nicola Gervasi, ad vocem.

Dopo aver ricordato gli incarichi avuti dal Di Grano (1712-1777) nella Certosa di S. Stefano del Bosco, l’autore si sofferma, in particolare, sulle sue qualità di “buon poeta latino, ed italiano”, evidenziandone, in questo contesto, l’amicizia con Dom Stefano Manfredi. Il ritratto del certosino è di Emanuele Paparo. 

 

CAPIALBI, Vito

1813-1830 c

P. D. Nicolò Ricci, in Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli ornata de loro rispettivi ritratti […], Napoli, presso Nicola Gervasi, ad vocem.

Dom Nicolò Ricci, originario di Taverna, fu monaco nella Certosa di S. Stefano del Bosco, nella quale morì il 13 febbraio 1592. Il Capialbi ne mette in risalto soprattutto il profilo intellettuale, ricordando le opere composte dal certosino, due delle quali (un Opusculum de vita, ac clarioribus miraculis Santi (sic) Brunonis e un De viris illustribus dell’ordine certosino) conservate manoscritte presso la raccolta privata dell’autore. La biografia è accompagnata da un ritratto del monaco disegnato da Vincenzo Capialbi e inciso da Morghen.

 

CAPIALBI, Vito

1813-1830 d

P. Benedetto Tromby, in Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli ornata de loro rispettivi ritratti […], Napoli, presso Nicola Gervasi, ad vocem.

Vita e opere di Dom Benedetto Tromby (1710-1788), autore, tra l’altro, della monumentale Storia critico-cronologica diplomatica del patriarca S. Brunone e del suo Ordine Cartusiano. A conclusione del profilo il Capialbi osserva: “Molte altre produzioni mss. lasciò il Tromby, che passate in mano di accorte persone, se ne servono forse con loro non poco vantaggio”. Il ritratto di Tromby è firmato con il solo nome dell’incisore C. Biondi.

 

CAPIALBI, Vito

1835 a

Memorie delle tipografie calabresi con un’appendice sopra alcune biblioteche di Calabria ed un discorso sulla tipografia montelionese, Napoli, Tip. Porcelli, p. 244.

L’autore traccia un veloce excursus sulla biblioteca della Certosa dispersa in seguito al terremoto del 1783, con un richiamo sull’importante ruolo avuto da Dom Benedetto Tromby nella formazione del patrimonio librario del monastero. Di grande interesse, soprattutto, l’elenco finale (pp. 102-103) in cui sono descritti alcuni manoscritti appartenuti al “famoso Cenobio” di Serra, ma poi giunti in possesso del Capialbi e conservati nella sua “domestica libreria”.

 

CAPIALBI, Vito

1835 b   

Memorie per servire alla storia della Santa Chiesa Miletese, Napoli, Tip. Porcelli, p. LXXV, 203.

Alle pp. 152-157 pubblica due pergamene, “ex domestica bibliotheca”, datate 1223 e 1226 e concernenti il monastero di S. Stefano del Bosco, all’epoca dei due documenti appartenente all’Ordine cistercense.

 

CAPIALBI, Vito

1849

Opuscoli varii, vol. III, Napoli, Stamperia Porcelli, pp. 404-410.

Nella lettera “all’abate Antonio Lombardi 1° bibliotecario del serenissimo duca di Modena” l’autore fornisce una descrizione della Storia critico-cronologica diplomatica del Patriarca S. Brunone e del suo ordine Cartusiano, inserendo pure i riferimenti alle incisioni che vi sono contenute. Nelle pagine finali trascrive il testo dell’iscrizione sepolcrale del Tromby, l’annotazione del suo trapasso nel libro dei morti della parrocchia monteleonese dello Spirito Santo e la memoria sull’erudito certosino di Emanuele Campolongo.

 

CAPIALBI, Vito

1853

Ad Theatrum Chronologicum Cartusiae SS. Stephani et Brunonis de Nemore additamentum ab ann. MDCCXXI ad MDCCCXLIV, Napoli, Typ. Porcelli, p. 24.

“Teatro cronologico” della Certosa di Serra dal 1721 al 1844, in cui viene riportata la serie dei priori anche con notizie essenziali sulla loro vita. Non mancano altre importanti notizie quali l’elezione di San Bruno, nel 1753, a protettore di Serra, Spadola, Bivongi, Montauro, Gasperina e Montepaone o quella relativa al ruolo avuto da Dom Giuseppe Maria Caputo nella diffusione del culto bruniano presso la chiesa di S. Maria del Bosco, con la collocazione della statua marmorea del santo e dell’epigrafe latina nella grotta prospiciente la chiesa. Sono pure richiamate alcune importanti vicende che riguardarono la Certosa calabrese agli inizi del XIX secolo, come la prima presa di possesso della Certosa - dopo la soppressione bonapartista - avvenuta nel 1840  e conclusasi senza risultati duraturi quattro anni più tardi.

 

CARIDI, Giuseppe

1990

Il latifondo ecclesiastico calabrese nel Settecento, Roma, Herder Editore (Facoltà di Magistero dell’Università di Messina – Quaderni dei nuovi annali), 23, p. 148.

Notizie sulla grangia di Rocca di Neto appartenuta alla Certosa.

 

CARIDI, Giuseppe

1994

Popolazione e territorio nella Calabria moderna, Reggio Calabria, Laruffa, p. 199.

Analizza i rapporti esistenti nel territorio feudale della Certosa sulla base della Platea di Carlo V (pp. 49-64). La “persistenza” di prestazioni servili degli abitanti di Serra e Spadola nei confronti della Certosa durante il XVI secolo viene giudicata dall’autore un anacronismo, sia in relazione alle diverse condizioni dell’intera Calabria sia all’interno dello stesso “comprensorio bruniano”, dove paesi quali Bivongi, Gasperina, Montauro e Montepaone “non erano più soggetti ad alcuna angaria”. “Dall’esame complessivo della platea - è il giudizio finale di Caridi - ciò che sembra pertanto delinearsi abbastanza chiaramente è il ruolo frenante a livello socio-economico svolto dalla Certosa di S. Stefano del Bosco nel suo comprensorio feudale”.

 

CARLINO, Carlo

1985

Le osservazioni di Antonio Despuig sul terremoto calabrese del 1783, in “Incontri Meridionali”, terza serie, 1, pp. 63-79.

Il saggio si segnala, soprattutto, per la traduzione del testo del Despuig, in cui è riportata una sintetica notizia sulla Certosa dopo il terremoto settecentesco, interessante perché segnala la gioia dei monaci per aver salvato le reliquie di San Bruno, custodite in una baracca dove era stato costruito un altare.

 

CARLINO, Carlo

(a cura di)

1997

L’immagine riflessa. Ambiente e paesaggio nel vibonese dal Cinquecento all’Ottocento, Vibo Valentia, Centro Sistema Bibliotecario, p. 123, [ill.].

Nel volume sono riportate diverse vedute riguardanti la Certosa e due carte topografiche del territorio certosino (tra esse le due immagini contenute nell’Atlante della Istoria di Michele Sarconi e una scelta dei disegni di Horace Rilliet). Nel commento alla tavola Rovine della Certosa di S. Bruno (scheda n. 37, p. 94) non si riesce a capire a quali “elementi che saranno stravolti definitivamente con la ricostruzione avviata su progetto dall’architetto dell’Ordine Certosino Francesco Pichat” si riferisca l’autore. Occorre, d’altra parte, segnalare come la chiesa raffigurata dal Rilliet non sia quella di San Biagio (cfr. scheda n. 42, p. 99), bensì quella di San Giovanni Battista (oggi dell’Assunta di Terravecchia), peraltro “legata” alla storia della Certosa. 

 

CARLINO, Carlo

(a cura di)

2002

Dallo Stretto a Pizzo. Vedute della Collezione Pacetti, Vibo Valentia, Monteleone, p. 223, [ill.].

Il volume riproduce, tra le numerose altre, anche alcune vedute che riguardano la storia della Certosa: la veduta a volo d’uccello della Certosa prima del terremoto (p. 114), contenuta nel nono volume della Storia del Tromby (pubblicato nel 1779), che non è, tuttavia, come sostiene l’autore, “la prima testimonianza visiva” del monastero. Infatti, una testimonianza certamente anteriore si trova, per esempio, proprio nel manoscritto del Tromby e altre testimonianze sono presenti nella stessa edizione a stampa nei volumi uno (datato 1773) e due (datato 1775); le due vedute della Certosa post-terremoto (pp. 144-145) dovute alla coppia Schiantarelli (per il disegno) e Zaballi (per l’incisione) inserite nell’Atlante dell’Istoria de’ fenomeni del Tremoto... di Michele Sarconi (1784); la tempera attribuita a Luigi Del Giudice (p. 213) con La festa di S. Bruno a Serra.    

 

CARLONE, Carmine

1996

I Regesti dei documenti della Certosa di Padula (1070-1400), Salerno, Carlone Editore, p. LXIV, 500.

Rilevante, per la storia della Certosa calabrese, soprattutto l’Introduzione, nella quale l’autore si sofferma sull’archivio del monastero in quanto in esso è custodita parte delle carte appartenute alla Certosa di Padula.

 

CAVALLARO, Antonio

2002

San Bruno, la sua Certosa, i certosini: una rassegna di studi recenti, in “Rogerius. Bollettino dell’Istituto della Biblioteca Calabrese”, anno V, n. 2, pp. 159-162.

Rassegna bibliografica degli studi usciti nel quadriennio 1999-2002.

 

CERAVOLO, Tonino

1996

Paradisus claustri: Bruno di Colonia, in “Calabria Sconosciuta”, anno XIX, n. 70, aprile/giugno 1996, pp. 47-50.

Non è del tutto agevole comprendere fino in fondo le motivazioni che hanno condotto Bruno di Colonia sulla strada di una radicale scelta eremitica. La risposta più autentica è possibile reperirla nella Lettera a Rodolfo il Verde, scritta da San Bruno durante il suo soggiorno calabrese. Nonostante le parole di Bruno, una lunga tradizione agiografica elaborerà il topos del “dottor dannato” come causa della fuga mundi bruniana e la stessa critica storica la spiegherà con ragioni talvolta contrapposte. Rimane, tuttavia, indiscutibile la purezza dell’ideale ascetico del santo, mirabilmente espresso, tra l’altro, dal “rotolo dei morti” a cui rimase consegnato il giudizio che ebbero di Bruno i suoi contemporanei.

 

 

CERAVOLO,Tonino-

TASSONE, Fabio (a cura di)

1997

San Bruno e la sua Certosa. Fonti bibliografiche e archivistiche, Catalogo della Mostra (2 agosto- 12 ottobre 1997), Serra S. Bruno, Edizioni Museo della Certosa, p. 41, [ill.].

Il catalogo si compone di tre parti. Il testo iniziale (Tonino Ceravolo, “Come cibo delle anime nostre”. Libri e manoscritti nella storia della Certosa calabrese) ripercorre le vicende della biblioteca e dell’archivio della Certosa, soffermandosi, soprattutto, sulla dispersione del patrimonio cartaceo in seguito al terremoto del 1783 e sulla ricostituzione dei fondi librari a partire dalla metà del XIX secolo. Il secondo testo (Nota ai documenti in mostra) illustra il percorso espositivo prescelto e ne motiva i criteri ispiratori. Nel testo conclusivo - dovuto a Fabio Tassone - si presentano le schede sulle opere bibliografiche e archivistiche inserite nella mostra, tra le quali si segnala, in particolare, l’accuratissima scheda sui dieci volumi della Storia critico-cronologica di Dom Benedetto Tromby.

 

CERAVOLO, Tonino

1998

La Certosa calabrese nel XIX secolo: fonti inedite e problemi storiografici, in “Rogerius. Bollettino dell’Istituto della Biblioteca Calabrese”, anno I, n. 1, pp. 11-24, [ill.].

Dopo una breve ricostruzione della storia della Certosa nel XIX secolo - epoca che vide coinvolta in numerose vicissitudini la casa bruniana calabrese e che culminò nella sua definitiva “riapertura” negli ultimi anni del secolo - viene dato un sintetico ragguaglio delle diverse tipologie di fonti utili per una compiuta storia del monastero nel periodo in esame. Sono pure riportate essenziali notizie su alcune cronache manoscritte conservate nell’archivio della Certosa.

 

CERAVOLO, Tonino

1999 a

L’associazionismo religioso calabrese tra XIX e XX secolo. Un caso: l’Arciconfraternita dell’Addolorata di Serra S. Bruno, in “Mnemosyne. Raccolta di ricerche e studi monografici sul territorio”, 1 (L’associazionismo cattolico tra XIX e XX secolo), pp. 29-59.

Nella ricostruzione delle vicende storiche della confraternita viene dedicato uno spazio (pp. 54-57) ad una lite tra i confratelli dell’Addolorata e quelli dell’Assunta di Spinetto, scaturita in occasione della Pentecoste del 1899 durante la processione del busto reliquiario di San Bruno.

 

CERAVOLO, Tonino

1999 b

Il cibo dei certosini, in “L’Accademia Italiana della Cucina”, n. 92, pp. 94-95.

Analisi delle prescrizioni alimentari previste dalla regola certosina. Vengono riportate anche notizie tratte dal De vita sua di Guiberto di Nogent e dal De miraculis di Pietro il Venerabile.

 

CERAVOLO, Tonino

1999 c

Sul degrado di un’architettura certosina in Calabria. La “serra dei monaci” tra Ottocento e Novecento, in “Rogerius. Bollettino dell’Istituto della Biblioteca Calabrese”, anno II, n. 2, pp. 49-58, [ill.].

Analisi di un reperto di archeologia industriale anticamente di proprietà certosina. Sulla base di una documentazione storica e iconografica vengono brevemente ricostruite alcune vicende delle segherie certosine e si seguono, in particolare, le trasformazioni architettoniche di una di queste (la “serra dei monaci”) giunta, ai nostri giorni e dopo il mutamento di proprietà, ad uno stato di totale abbandono.

 

CERAVOLO, Tonino

1999 d

Gli spirdati. Possessione e purificazione nel culto calabrese di San Bruno di Colonia, Vibo Valentia, Monteleone, p. 265, [ill.].

Analisi storico-antropologica dello specifico carattere agiografico che pone San Bruno come il guaritore degli ossessi. Vengono ricostruite le origini di questa credenza, documentata per la prima volta nel 1522, in connessione con l’evoluzione agiografica della figura di San Bruno, all’inizio considerato modello puro dell’eremita e successivamente diventato, nell’ambiente calabrese, anche santo taumaturgo e protettore. L’autore si sofferma, in particolare, sul periodo seguito alla beatificazione e alla canonizzazione del santo tra XVI e XVII secolo, documentando le leggende agiografiche sorte in quell’epoca, rintracciandone i riflessi iconografici e studiando i riti di guarigione degli ossessi (in calabrese spirdati) nel contesto della più ampia storia certosina. Il rito di guarigione viene ulteriormente analizzato, anche sulla base di fonti etnografiche e di fonti archivistiche inedite, sino agli inizi del XX secolo tramite un’indagine, di taglio antropologico, sui suoi elementi caratteristici (il bosco, l’acqua, la grotta) e sul contesto delle credenze relative al ritorno dei morti e alla Pentecoste nell’ambiente meridionale. Vengono per la prima volta pubblicati, in versione integrale, importanti documenti sul culto di San Bruno in Calabria, tra i quali si segnalano quelli relativi ad una ricognizione delle reliquie del santo di inizio Novecento e una raccolta agiografica sul rito di guarigione degli spirdati.

 

CERAVOLO, Tonino

1999 e

Verità romanzesca e storia. La Certosa di Nicola Misasi, in “Rogerius. Bollettino dell’Istituto della Biblioteca Calabrese”, anno II, n. 1, pp. 89-96.

Analisi di una novella dello scrittore calabrese Misasi. Si evidenzia l’inverosimiglianza dell’ambientazione storica e la debolezza dell’impianto narrativo del racconto.

 

CERAVOLO, Tonino

2000

L’archivio della Certosa di Serra San Bruno. Per la storia di un monastero e del suo territorio, in “Rogerius. Bollettino dell’Istituto della Biblioteca Calabrese”, anno III, n. 1, pp. 71-77.

 Ricostruzione delle vicende dell’archivio certosino, con riferimento ai suoi diversi fondi e con segnalazione di alcuni importanti manoscritti che vi sono conservati.

 

 

CERAVOLO, Tonino

2001 b

Ruggero I d’Altavilla e Bruno di Colonia, in Ruggero I e la provincia Melitana, a cura di Giuseppe Occhiato, Soveria Mannelli, Rubbettino, pp. 63-66.

Sulla scorta delle fonti diplomatiche e agiografiche, l’autore traccia un profilo dei rapporti tra San Bruno e il Gran Conte normanno che donò al santo il territorio su cui edificare la sua fondazione monastica.

 

CERAVOLO, Tonino

2002 a

Gli alberi e il bosco. Immagini di un paesaggio calabrese, in “Rogerius. Bollettino dell’Istituto della Biblioteca Calabrese”, anno V, n. 1, pp. 5-10.

Il paesaggio delle Serre trova la prima descrizione nella Lettera a Rodolfo di San Bruno, che ne parla usando l’immagine-paradigma del deserto. Altri riferimenti alla Certosa si trovano nelle citazioni, riportate dall’autore, tratte da Domenico Grimaldi e Norman Douglas.

 

CERAVOLO, Tonino

2002 b

La biblioteca della Certosa di Serra San Bruno, in Antiche e nuove biblioteche del vibonese, (Atti del Convegno, Soriano, 17 febbraio 2001), a cura di Nicola Provenzano, “I Quaderni di Rogerius”, n. 1, pp. 19-32, [ill.].

L’autore si concentra, in particolare, sulla storia della biblioteca della Certosa successiva al terremoto del 1783, ricostruendo le vicende della sua dispersione e ricostituzione senza mancare di presentare una rapida sintesi sullo stato attuale delle raccolte librarie.

 

CERAVOLO, Tonino

2002 c

Santi digiuni. Ascesi e pratiche alimentari nella Calabria medioevale, in Mangiare Meridiano. Culture alimentari del Mediterraneo, a cura di Vito Teti, Catanzaro, Abramo, pp. 109-120.

Nel contesto di una ricostruzione storica del ruolo dei digiuni monastici all’interno delle pratiche ascetiche, una parte dell’analisi è indirizzata al monachesimo certosino in Calabria, utilizzando, come fonte principale, gli Statuti di Lamberto di Borgogna.

 

CERAVOLO, Tonino

2003 a

Nella “piscina probatica”. Sacralità dell’acqua, possessione e culto dei santi, in Storia dell'acqua. Mondi materiali e universi simbolici, a cura di Vito Teti, Roma, Donzelli, pp. 92-112.

 

Nell’analisi del tema viene dedicato uno spazio significativo al ruolo avuto dall’acqua, nel culto di San Bruno, come elemento di liberazione degli ossessi.

 

CERAVOLO, Tonino

2003 b

Tra Padula e Serra. Monaci, libri e documenti d’archivio nelle relazioni tra due Certose meridionali (XVI-XIX sec.), in “Rogerius. Bollettino dell’Istituto della Biblioteca Calabrese”, anno VI, n. 1 (in corso di stampa).

Dopo la soppressione della Certosa di San Lorenzo in Padula parte del suo fondo archivistico è giunto nella Certosa di Calabria, dove tuttora si conserva. Nel saggio si traccia un sintetico excursus delle relazioni intercorse nei secoli tra le due Certose, con specifica attenzione alle vicende dei documenti dell’archivio padulese. 

 

CHALANDON, Ferdinand

1907

Histoire de la domination normanne en Italie et en Sicilie, tome premier, Paris, Librairie Alphonse Picard et fils, pp. 304-307.

Analisi di alcuni diplomi normanni in favore di San Bruno dei quali viene contestata l’autenticità. L’autore evidenzia alcune anomalie della tradizione diplomatica, rilevando, per esempio, come in un diploma ruggeriano del 1094 compaia l’appellativo di “beato” che, riferito al santo quando ancora era vivente, è indizio sufficiente per mostrare come l’atto sia stato “fabbricato” posteriormente alla morte di Bruno. Anche il famoso Privilegium magnum del 1098, contenente l’episodio dell’apparizione in sogno di San Bruno a Ruggero d’Altavilla durante l’assedio di Capua, è fortemente sospettato di essere un falso già per il fatto stesso che il suo contenuto riporta avvenimenti all’insegna del prodigioso. Dal punto di vista diplomatico vengono, altresì, rilevate altre incongruenze: la doppia datazione del documento (1098 dopo l’invocazione, 1099 verso la fine), l’ineguale altezza delle lettere dell’invocazione, l’analogia tra la scrittura del Privilegium magnum e quella di un documento falso datato 1102. 

 

CHARTREUX [Un]

[= Maurice Laporte]

1988

Introduction a Lettres des premiers Chartreux, I, SC 88, Paris, Les Éditions du Cerf, pp. 9-64.

È il più importante risultato edito delle ricerche di Dom Maurice Laporte su San Bruno. Il testo contiene i criteri dell’edizione delle Lettere e della Confessio fidei - con puntuali riferimenti alla loro tradizione manoscritta - e traccia un accurato profilo della fisionomia spirituale del santo e della sua vita. Del periodo calabrese vengono evidenziati i legami con Ruggero il Gran Conte - che favorisce il monachesimo latino - e si sottolinea la fedeltà di Bruno agli ideali eremitici originari. Ad occuparsi dell’amministrazione dei beni temporali donati dai Normanni sarà, in realtà, il procuratore Lanuino. A tal proposito è il caso di considerare - dopo le polemiche del XVIII secolo - con maggiore prudenza e imparzialità la questione dell’autenticità dei diplomi di donazione, pur se bisogna ricordare che uno dei più famosi - il Privilegium magnum - deve senza dubbio ritenersi apocrifo.

 

COMMODARO, Pietro E.      

1975

La diocesi di Squillace (Calabria) attraverso gli ultimi tre Sinodi: 1754, 1784, 1889, Vibo Valentia, p. 362.

Numerosi riferimenti, sparsi nel testo, alla Certosa di Serra. Si sofferma più diffusamente sull’originaria fondazione dell’XI secolo (p. 54 sgg.) e sulle vicende comprese tra l’anno del terremoto e metà Ottocento (p. 110 sgg.).

 

CORRADO, Pietro

1921

Cenni storici sulla origine di Serra S. Bruno, Catanzaro, Tip. Popolare Giovanni Abramo, p. 43.

Excursus sulla storia di Serra - dall’arrivo di San Bruno fino al XIX secolo - in cui vengono citati alla rinfusa documenti e raccontati episodi senza alcun controllo critico del materiale proposto.

 

CROCE, Benedetto

1954

Aneddoti di varia letteratura, vol. IV, Bari, Gius. Laterza & figli (seconda edizione con aggiunte), pp. 80-91.

Il testo di Benedetto Croce riguarda indirettamente la storia della Certosa. In esso, infatti, si analizza la Colonne mobile en Calabre dans l’année 1852 di Horace de Rilliet nella quale diverse pagine, con interessanti illustrazioni, sono dedicate a Serra e alla Certosa. Proprio da queste pagine il Croce riporta alcune lunghe citazioni testuali.

 

CUNSOLO, Luigi

1906

Tra le foreste di Ferdinandea, Prato, Officina Tipolitografica F.lli Passerini e C., p. 78, [10].

Contieni due rapidi cenni al sarcofago di Ruggero I (p. 10), prima del terremoto settecentesco conservato nella Certosa, e alla leggenda agiografica dell’abete inginocchiato nell’imitazione delle penitenze di San Bruno (p. 52).

 

CUNSOLO, Luigi

1962

Per la storia della Certosa di Serra S. Bruno, in “Brutium”, anno XLI, n. 4, ottobre-dicembre 1962. pp. 8-10.

Vengono richiamati i diplomi normanni di concessione in favore della Certosa emessi tra 1090 e 1135. Da essi si può ricavare “agevolmente” - secondo l’autore - la loro politica, che mirava ad ingraziarsi gli uomini di Chiesa “[...] i quali potevano favorevolmente influire sulle popolazioni e renderle ubbidienti ai dominatori stranieri”.

 

CUNSOLO, Luigi

1965

La storia di Stilo e del suo regio demanio dal secolo VII ai nostri giorni, a cura del Comune di Stilo, Roma, Tip. Staderini, p. 401.

Nel XVIII secolo si sviluppò una controversia tra l’università di Stilo e la Certosa di S. Stefano del Bosco, la quale possedeva per donazione normanna i territori di Pruppà, San Leonte e Pannara e sosteneva che i cittadini di Stilo non avevano diritto “di pascolare, di allegnare e di adacquare” in questo territorio. Una memoria manoscritta di Raimondo Castagna, avvocato degli stilesi, consente di venire a conoscenza dei termini di tale contesa, che si concluse il 6 gennaio 1754 con una transazione tra le parti (pp. 283-289). Viene anche richiamata (pp. 290-292) la controversia riguardo al suolo su cui erano stati costruiti convento e chiesa dei domenicani, pur esso rivendicato dai certosini serresi.

 

CUNSOLO, Luigi

1970

Concessioni normanne in Calabria, in “Historica”, anno XXIII, n. 2, pp. 102-105.

Fatta eccezione per la dedica a Ernesto Pontieri, l’articolo costituisce la ristampa integrale - non richiamata come tale - del precedente lavoro apparso su “Brutium” (anno XLI, n. 4, ottobre-dicembre 1962).

 

CUPI, Vincenzo

1998

Francica oppidum normanno, Vibo Valentia, ItalGrafiche, p. 329, [ill.].

Un intero paragrafo (p. 84 sgg.) è dedicato alla grangia di Mutari che appartenne alla Certosa.

 

DALENA, Pietro

1995

Urbano II e Brunone di Colonia, in “Rivista Storica Calabrese”, N.S., anno XVI, numeri 1-2, pp. 119-144.

San Bruno accolse l’invito di Urbano II a venire in Italia essenzialmente per due ragioni: “l’amicizia confidenziale e il desiderio del papa al quale non poteva disubbidire, e le sue capacità intellettuali e di equilibrio che non poteva egli stesso ignorare e sottrarre alla Chiesa in un momento così difficile”. Stabilire, comunque, con esattezza quando Bruno sia arrivato la prima volta in Italia non è possibile, giacché del suo soggiorno presso la Curia pontificia non resta traccia nella documentazione coeva. L’importanza del santo per Urbano II non può, però, essere posta in discussione se il papa “[...] lo trattenne in Calabria per continuare ad averlo vicino referente spirituale”. Di là dalle leggende agiografiche che intorno alla figura di Bruno sono state elaborate e dei suoi “reali rapporti” con Urbano II e con Ruggero il Normanno, rimane il fatto che egli “produsse nella coscienza e nell’immaginario collettivo forti suggestioni che l’avrebbero consegnato alla tradizione e alla storia avvolto da un alone di santità”. 

 

DE LEO, Pietro

1983

“Medioevo distrutto”. Il terremoto calabrese del 1783, in “Miscellanea di Studi Storici”, III, pp. 113-121.

Sulla base della fondamentale Istoria de’ fenomeni del Tremoto... di Michele Sarconi (1784) vengono ricostruite le vicende dei paesi calabresi sconvolti dal sisma settecentesco (per la Certosa cfr. p. 119).

 

DE LEO, Pietro

1990

Per la storia della Certosa calabrese di S. Stefano del Bosco in Certose e certosini in Europa, Atti del Convegno alla Certosa di S. Lorenzo (Padula, 22-24 settembre 1988), Napoli, Sergio Civita Editore, vol. I, pp. 239-245.

Ad un rapido excursus storico - nel quale si sostiene che l’Eremo di Santa Maria della Torre divenne nel corso dei secoli “un punto di riferimento costante per le numerose certose che ben presto si diffusero su tutto il continente” - fa seguito la sintesi degli atti della Visita che Mons. Andrea Perbenedetti effettuò nel 1629 nel territorio soggetto alla giurisdizione della Certosa. Di tali atti l’autore riporta essenzialmente le parti relative alla descrizione della Certosa e pubblica in Appendice un loro frammento, nell’originale latino, riguardante la chiesa di S. Maria, in cui si richiama, tra l’altro, il topos agiografico della penitenza di San Bruno in acqua fredda.

 

DE LEO, Pietro

1993

Certosini e Cisterciensi nel Regno di Sicilia, Soveria Mannelli, Rubbettino, p. 235, [ill.].

Il volume raccoglie una serie di studi - già editi separatamente - sulla Certosa calabrese, qui proposti unitariamente quasi a tracciare un discorso in continuum. Da segnalare è il capitolo secondo, nel quale, oltre a ripercorrere le circostanze che condussero al ripristino dell’osservanza certosina in Calabria agli albori del XVI secolo, viene pubblicata l’edizione critica della Genealogia circa primordia Gentis Carthusiae di Dom Costanzo De Rigetis, composta nei frangenti di quel ripristino. Difficilmente si può esagerare il valore della Genealogia per la storia del monastero di Serra San Bruno, giacché in essa il De Rigetis non si limitò a descrivere le circostanze essenziali della “recuperazione”, ma riportò numerose “scritture” (bolle papali, privilegi reali, “consuetudini” monastiche, ecc.) i cui originali andarono dispersi nei decenni successivi al terremoto del 1783. Di seguito viene data l’edizione di un anonimo Chronicon Cartusiae Calabriae (pp. 105-129), prezioso per le notizie che fornisce riguardo al culto bruniano, soprattutto sul versante dei prodigi compiuti dal santo post-mortem. Il quadro dei capitoli specificamente dedicati alla Certosa di Serra San Bruno si arricchisce ulteriormente con una rapida sintesi sulla cronotassi dei “maestri dell’eremo” della Torre (pp. 99-102) - ridefinita grazie agli atti greci della Calabria medievale - e con un breve contributo sul culto dei santi e delle reliquie, che rappresenta un interessante tentativo di concentrare lo sguardo storico non solo sulle vicende “istituzionali”, ma pure sugli aspetti della pietà e della devozione popolare. Significative sono anche le appendici al capitolo sulle abbazie cistercensi di Basilicata e Calabria dove è possibile leggere due brevi documenti che contengono notizie sulla Certosa serrese. Interessanti anche alcuni aspetti del volume per quel che riguarda la storia artistica della Certosa. Il libro riporta, per esempio, il miracolo di San Bruno che salvò la vita, nell’anno 1609, allo scultore tedesco David Müller, chiamato nel testo latino David Brandeburgensis. In ricordo dell’avvenimento l’artista eresse un sacello all’interno della chiesa. L’episodio, narrato da Dom Urbano Fiorenza da Badolato nel manoscritto Enarratio residuae vitae S. Patriarche Brunonis quam gessit in Calabria post recessum a romana curia è una importante conferma della presenza in Calabria dello scultore. Il volume del De Leo riporta, inoltre, a pag. 144, un manoscritto del XVIII secolo, conservato nella Biblioteca Ariostea di Ferrara (ms. 548, f. 120r cap. XXXXIIII), dove si parla della processione delle reliquie di Santo Stefano e San Bruno contenute rispettivamente in un braccio e in un busto d’argento, nel lunedì di Pentecoste. In un secondo manoscritto (ms. classe I, n. 548, sec. XVII, cc 113v – 115v), che ha identica collocazione, pubblicato a pag. 216, viene riportata una breve ma interessante descrizione del monastero di S. Stefano del Bosco. Si comprende da queste righe la grandezza dei corpi di fabbrica e la ricchezza delle decorazioni. Il volume è illustrato da tavole fuori testo. (t. c.- d. p.).

          

DE LEO, Pietro

1993

Il monastero di S. Stefano del Bosco e la comunità di Spadola in Die Kartäuser und ihre Welt. Kontakte und gegenseitige Einflüsse, Band 1, Salzburg, Institut für Anglistik und Amerikanistik Universität Salzburg, pp. 18-25.

Spadola, “almeno come toponimo”, esisteva già negli anni in cui giunse in Calabria Bruno di Colonia per edificare la sua seconda Certosa. La storia del paese tra i secoli XI e XVII, nell’ambito del tenimentum bruniano, viene tracciata esaminando fondamentali, per quanto rari, documenti come la Platea di Carlo V.

 

DE LEO, Pietro (a cura di)

1997-1998

La Platea di S. Stefano del Bosco,  Soveria Mannelli, Rubbettino Editore [Codice Diplomatico della Calabria, Serie Prima], p. XVI, 762.

Edizione critica della Platea di S. Stefano redatta nel 1533-1534, negli anni successivi al ripristino della Certosa bruniana nelle Serre calabresi. La trascrizione del testo era già stata resa pubblica in una tesi di laurea di Lucia Longo e Maria Teresa Salerno discussa presso l’Università della Calabria e parzialmente edita, nel 1996, dalla sola Longo. Si segnalano, per la loro utilità, gli accurati indici onomastici, toponomastici e degli agiotoponimi posti alla fine dei due volumi.

 

DE LEO, Pietro (a cura di)

2002

La biblioteca “ritrovata”. Raccolte librarie nel Monastero, nelle grange e nel feudo della Certosa di Serra San Bruno alla fine del XVI secolo, Soveria Mannelli, Rubbettino, p. 120, [ill.].

Il volume ricostruisce “virtualmente”, poiché gli originali sono andati quasi completamente dispersi dopo il terremoto del 1783, l’antica biblioteca della Certosa di Serra San Bruno sulla base di un inventario manoscritto dei libri del monastero e delle sue dipendenze conservato presso la Biblioteca Vaticana.  

 

ENZENSBERGER, Horst

1977

Cancelleria e documentazione sotto Ruggero I di Sicilia in Ruggero il Gran Conte e l’inizio dello Stato normanno, Relazioni e comunicazioni nelle Seconde Giornate normanno-sveve (Bari, maggio 1975), Roma, Il Centro di Ricerca Editore, pp. 15-23.  

Contiene un riferimento alla tradizione manoscritta della Certosa di S. Stefano del Bosco nel quadro dell’analisi dei caratteri dei documenti normanni all’epoca di Ruggero I.

 

FALCHINI, Cecilia

(a cura di)

2000

Fratelli nel deserto. Fonti certosine. II. Testi normativi, testimonianze documentarie e letterarie, Magnano, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, p. 389.

Il volume, aperto da un’introduzione della curatrice, si segnala per la pubblicazione in italiano di importanti fonti relative alle origini dell’Ordine certosino. Limitatamente alla fondazione calabrese vi trovano posto diplomi normanni e bolle papali, le consuetudini di Lamberto – terzo magister dell’eremo della Torre – gli epitaffi apposti sul tumulo di San Bruno. Viene inserita anche la traduzione integrale dei Titoli funebri raccolti da un “rolligero” dopo la morte del santo.

 

FIORE, Giovanni

1743

Della Calabria illustrata, vol. II, rist. anast., Bologna, Forni, 1974, p. 490.

Diversi riferimenti a San Bruno e alla Certosa di Serra. Si segnalano un brevissimo profilo di Bruno e Lanuino (p. 247); il racconto delle virtù prodigiose delle due statue (il busto argenteo e la statua in pietra nel lago) del santo (pp. 258-259); un intero capitolo dedicato alla “religione cartusiana” (pp. 395-399) sulla base del Prospectus di Camillo Tutini, in cui è presente una cronotassi - non esente da errori - dei priori e degli abati del monastero dalle origini al 1742.

 

FONSECA, Cosimo D.

2000

Monachesimo ed Eremitismo in Italia nel XII secolo, in Studi in onore di Giosuè Musca, a cura di C. D. Fonseca e V. Sivo, Bari, Dedalo, pp. 173-187.

Brevi riflessioni sui caratteri dell’esperienza certosina in Calabria, nel quadro della crisi del cenobitismo. Sulla scia di Raoul Manselli l’autore evidenzia, inoltre, come nell’accentuazione bruniana della specificità eremitica fossero anche presenti motivazioni di carattere esistenziale.

 

GAMBINO, Sharo

1982

Sull’Ancinale. Serra S. Bruno e la Certosa, Cosenza, MIT, p. 236, [ill.].

Storia di Serra e della Certosa, il libro ripercorre le vicende di entrambe attraverso i loro momenti maggiormente significativi. Importanti i riferimenti - culturali, ma anche di “cronaca” - contenuti nei capitoli dedicati alle vicende dell’ultimo secolo. Si segnala una efficace descrizione della festa di Pentecoste e dei riti locali associati al culto di San Bruno (pp. 187-189, 193-195).

 

GAMBINO, Sharo

1992

La Certosa tra storia e fantasia, in La Certosa di Serra San Bruno. 900 anni di storia, Lamezia Terme, La Modernissima, pp. 47-72.

Nel corso dei secoli la Certosa bruniana ha costituito un irresistibile richiamo spirituale e culturale per moltissimi - e spesso molto noti - viaggiatori. Il testo ricostruisce le impressioni che questi ne trassero, dai “classici” Barrio, Marafioti e Pacichelli ai moderni Norman Douglas e Corrado Alvaro.

 

GAMBINO, SHARO

2001a

L’atomica e il chiostro. Il Monaco di Hiroshima – Ettore Majorana – La Certosa di Serra S. Bruno. Storia di una leggenda metropolitana, Vibo Valentia-Milano, Qualecultura-Jaca Book, p. 87, [ill.].

Le origini e gli sviluppi dei falsi giornalistici che hanno indicato, senza alcuna base documentale, la presenza nella Certosa di Serra del pilota che sganciò la bomba su Hiroshima e dello scienziato scomparso Ettore Majorana.

 

GAMBINO, Sharo

2001b

La rabbia di Giovanni Boccaccio. Storia di una lettera all’abate del monastero di S. Stefano del Bosco a Serra San Bruno, in “Rogerius. Bollettino dell’Istituto della Biblioteca Calabrese”, anno IV, n. 2, pp. 47-53.

Giovanni Boccaccio scrisse una lettera a Niccolò da Montefalcone per rimproverarlo di non averlo condotto con sé a S. Stefano del Bosco, all’epoca monastero cistercense. Nella lettera, riportata in traduzione italiana a conclusione dell’articolo, è contenuto un breve passaggio in cui Boccaccio si sofferma sulla “solitudine amena” del luogo. 

 

GIULIANI, Adelindo

2002

La formazione dell’identità certosina (1084-1155), “Analecta Cartusiana”, 155: Salzburg, Institut für Anglistik und Amerikanistik Universität Salzburg, p. XIII, 201.

Nel contesto di una più generale analisi del tema in parola non mancano richiami all’esperienza calabrese di San Bruno (un esempio alle pp. 64-68).

 

 

GRIMALDI, Francesco A.

1984 [1784]

Descrizione de’ Tremuoti accaduti nelle Calabrie nel 1783, a cura di Saverio Napoletano, Bordighera, Managò Editore, p.96.

Contiene un sintetico riferimento agli effetti del terremoto del 1783 nella Certosa.

 

GUERRIERI, Guerriera

1974

Per il recupero del patrimonio bibliografico, archivistico, artistico e sacro della Certosa di Padula disperso nell’Ottocento, Salerno, Quaderni del Centro “Raffaele Guariglia” di Studi Salernitani, p. 73.

Diversi e articolati riferimenti ai rapporti tra la Certosa di Padula, dopo la sua soppressione, e la Certosa di Serra San Bruno. In particolare per quanto riguarda l’archivio (p. 25 sgg.), le opere d’arte (p. 32 sgg.) e i libri (p. 63 sgg.).