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Iconografia di San Bruno (Domenico Pisani)
Riporta, nel catalogo delle opere d'arte conservate a Vibo Valentia, la fotografia della statua di San Bruno, opera di Cosimo Fanzago, proveniente dal ciborio della certosa ed oggi conservata nel Museo "Valentianum". Citando alcuni studi di Raffaello Causa e Aurora Spinosa l’autrice della scheda, Filomena Sardella, valutata la possibilità che la fusione delle statuine sia da attribuirsi a Biase Monte.
Il catalogo, tra le tante opere napoletane del XVII secolo, riproduce la statua a mezzo busto di San Bruno, scolpita dal Fanzago per la certosa di San Martino. Nella scheda su Cosimo Fanzago l'autrice (M.M., Mariaserena Mormone) afferma che, nell'iter dello scultore bergamasco, l’opera, insieme ad altri busti del chiostro della certosa di San Martino, rappresenta un momento di grande felicità inventiva e di radicale rinnovamento del linguaggio scultoreo napoletano.
È sicuramente il busto reliquiario d’argento il terminus a quo per l’iconografia di San Bruno in Calabria. Nel volume curato da Arillotta e Leone è stata proposta l’ipotesi (vedi l’immagine e la didascalia di p. 22) che un bassorilievo trecentesco, facente parte del sarcofago di Ruggero Sanseverino, conservato presso il Museo Statale di Mileto, raffiguri San Bruno con il conte Ruggero il Normanno inginocchiato ai suoi piedi. La notizia proviene da un libro scritto da Domenico Taccone Gallucci nel 1882: “un antico bassorilievo, che insieme a vari altri è stato in questi ultimi anni collocato alla base del nuovo ed elegante campanile della Chiesa Cattedrale a cura del nostro Vescovo Mons. Filippo Mincione, rappresenta il Santo che tiene innanzi inginocchiato il Principe da lui battezzato” (Taccone Gallucci 1882: 21). La notizia è destituita di ogni fondamento in quanto l’autorizzazione al culto di San Bruno fu data da Leone X il 19 luglio 1514 e solo per le case dell’ordine. Per la sua definitiva canonizzazione si dovrà attendere il 17 febbraio 1623 quando Gregorio XV ne estenderà il culto alla chiesa universale. Mai prima di queste date si trova nell’iconografia europea un San Bruno aureolato. Infatti, come afferma il Leoncini, “in ogni caso dobbiamo ammettere che lo stabilirsi di un’iconografia di San Bruno è alquanto tardo, se considerato in rapporto all’epoca in cui il Santo visse, perché è essenzialmente legato all’ammissione al culto all’interno dell’ordine, il che, come abbiamo avvertito, avvenne soltanto nel 1514” (Leoncini 1995: 172). Il vestito del santo scolpito sul sarcofago non ha, inoltre, nulla in comune con lo scapolare certosino in quanto quella che è stata considerata una banda facente parte della cocolla è in realtà, a ben guardare, solo una piega del mantello. Ad ulteriore conferma di quanto detto possiamo aggiungere che durante l’amministrazione cistercense del monastero fondato da Brunone, delle reliquie e del culto del futuro Santo si erano definitivamente perse le tracce e la memoria, tanto che si ricominciò a parlarne solo in seguito al ritrovamento delle ossa, nel 1505. La notizia è stata pure riportata in: Rosanna Caputo, Il Museo Statale di Mileto, in “Daidalos”, p. 88, a. II, n. 2, aprile – giugno 2002.
È una guida ai monumenti di Vibo Valentia. Contiene le fotografie delle statue di Cosmo Fanzago che appartenevano al ciborio della Certosa. Oltre agli angeli oranti, certamente esecuzioni di bottega, sono pure pubblicate le statuine che riproducono i santi titolari delle più importanti certose meridionali, San Martino (Napoli), San Lorenzo (Padula), Santo Stefano e San Bruno (Serra). Nella pubblicazione i Santi non sono stati tutti individuati: San Martino viene confuso con Sant'Agostino e San Lorenzo, genericamente, viene definito "Santo vescovo".
Particolareggiata guida alla conoscenza dei monumenti della Certosa napoletana, riporta diverse opere pittoriche e scultoree riguardanti San Bruno. Prende in considerazione, tra l’altro, il ciclo pittorico di Massimo Stanzione sulla vita di San Bruno e le molte opere architettoniche e scultoree di Cosmo Fanzago.
Il libro vuole essere il compendio storico di uno studio più approfondito, redatto da un monaco certosino sulla base di documenti reperiti presso gli archivi di Barcellona, "Historia de Santa Maria de Montalegre". Tra le tavole che corredano l'opera spicca una affresco di scuola spagnola, dei primi anni del XVII secolo, realizzato per il "claustrillo", che riproduce San Bruno inginocchiato, con i suoi attributi iconografici, il teschio, la mitra e il pastorale, davanti alla certosa di Santa Maria de Montalegre. Interessante, inoltre, la fotografia di una piccola scultura, raffigurante San Bruno, opera di Damian Compeny, conservata a Barcellona, nel Museo di Arte Moderna.
Il volume, oltre a prendere in considerazione diversi aspetti storico-artistici della Certosa fiorentina, evidenzia il ciclo di affreschi di Bernardino Poccetti sulla vita di San Bruno. Riporta pure la notizia di un pagamento fatto allo stesso Poccetti per un quadro, raffigurante Santo Stefano, inviato alla Certosa di Calabria e recentemente individuato con quello collocato, oggi, nel coro della chiesa Matrice di Serra San Bruno. Interessanti, tra le altre cose, una statua della metà del XVI secolo, raffigurante San Bruno, collocata in una nicchia del presbiterio della chiesa certosina e attribuita a Giovanni Fancelli; un dipinto raffigurante San Bruno, della seconda metà del XVI secolo, della maniera del Barocci, conservato nella foresteria nobile; una “Glorificazione di San Bruno”, dipinta da Orazio Fidani nel 1650; un San Bruno con la Vergine e i Santi Giovanni Battista e Maria Maddalena, della maniera del Guercino.
Questo volume offre un contributo allo studio dell’iconografia bruniana attraverso le opere di alcuni pittori e scultori lombardi che lavorarono per la certosa di Pavia. Nel catalogo delle opere conservate, raffiguranti San Bruno, spiccano alcune tele di Giuseppe Vermiglio (1587 - 1635) e una tela di Orazio Fidani, del 1651, raffigurante il Santo in preghiera. Sono, inoltre, da segnalare: “San Bruno adora il Crocifisso”, del milanese Carlo Cornara (1605 - 1673); “San Bruno in orazione davanti al Crocifisso portato dagli angeli” opera di un anonimo pittore lombardo dell’ultimo quarto del XVII secolo; “Il patriarca San Bruno” di Agostino Santagostino (1640 c. - 1706); “San Bruno” di Giovanni Ghisolfi (1623 - 1683).
Quest'opera riporta alcune riproduzioni fotografiche del ciclo iconografico dipinto da Daniele Crespi (1597 - 1630) per la Certosa milanese: gli affreschi raffigurano "I funerali di Raimond Diocres", "Il sogno di Sant'Ugo", "San Bruno e i compagni davanti a Sant'Ugo", "Sant'Ugo consacra la chiesa della Certosa", "La vergine e San Pietro appaiono ai certosini", "Il conte Ruggero e San Bruno", "San Bruno sventa la congiura di Capua".
La voce "Les Chartreux" all'interno di quest'opera sugli ordini monastici, è corredata di molte immagini di opere d'arte che riproducono San Bruno, con particolare riferimento a quelle conservate in Francia. Interessanti le statue raffiguranti alcuni monaci certosini tra i "pleurants" che costituiscono il corteo funebre per la tomba di Filippo l'Ardito, duca di Borgogna, realizzate in alabastro, per la certosa di Champmol, da Klaus Sluter e Klaus de Werve nel 1410 ed oggi custodite a Digione, nel Musèe des Beaux Arts. Nello stesso Museo si trovano anche le statue scolpite per la tomba di Giovanni senza Paura da Jean de la Huerta (1443 - 1455) e da Antoine Le Moiturier (1466 - 1470) Spicca, inoltre, un dipinto opera di un non meglio identificato "Maestro di San Bruno", collocato nel Museo del Louvre, e raffigurante, in due diversi settori, la vestizione di San Bruno e Sant'Ugo di Lincoln. In quest'opera, con un forzato anacronismo da parte dell'artista, Sant'Ugo (1135 - 1200) riceve l'abito certosino direttamente da San Bruno.
Si tratta di un importante contributo allo studio dell'iconografia bruniana letta attraverso le incisioni del XVI e del XVII secolo. Vengono presi in considerazione tre fondamentali cicli iconografici che secondo il Leoncini "svolsero un ruolo non indifferente nel contesto della vita spirituale e artistica dell'ordine certosino". Il primo consta di sei xilografie che illustrano la "Vita Beati Brunonis" composta da François Du Puy, apparsa sulla ristampa fatta per l'edizione parigina dell'"Opera omnia" di San Bruno, per i torchi della tipografia ascensiana nel 1524: secondo Margrit Früh riproducono le scene dipinte per il chiostro della certosa di Parigi. Il secondo è costituito da venti immagini incise in rame da Theodor Krüger su disegni di Giovanni Lanfranco, apparsa a Roma nel 1621. Il terzo consta di ventidue scene eseguite all'acquaforte da François Chauveau, tratte dalle pitture di Eustache Le Sueur. I tre cicli attingono alla medesima tradizione agiografica definitasi tra il XIII e il XVI secolo, arricchita da episodi leggendari. Le più antiche rappresentazioni a stampa della vita di San Bruno furono, in realtà, le nove scene attribuite all'incisore Urs Graf, inserite nella prima edizione degli Statuti dell'ordine, nel 1510. Le più antiche narrazioni letterarie e figurative non si riferiscono esplicitamente alla vita di San Bruno ma alla storia delle origini dell'ordine certosino. I cicli iconografici vengono, dunque, rapportati alle antiche fonti letterarie prendendo in considerazione quegli episodi che legano agiografia e iconografia.
Riproduce il celeberrimo San Bruno di Hudon, conservato a Roma, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, definito uno delle più grandi sculture religiose del secolo XVIII. Jennifer Montagu riporta il noto giudizio encomiastico di papa Clemente XIV sull'opera: "Se la regola lo permettesse, parlerebbe".
Si tratta di un poemetto di 1230 versi sulla vita di San Bruno e del Beato Lanuino, scritto in occasione del IX centenario della fondazione della Certosa. Riproduce, in copertina, una statua bronzea raffigurante San Bruno, opera dell'artista contemporaneo Giuseppe Maria Pisani, scolpita per il IX centenario della fondazione della certosa calabrese.
È una biografia del vescovo serrese Bruno Maria Tedeschi, mecenate e cultore d'arte. È corredata da una fotografia del quadro, raffigurante San Bruno, opera del pittore serrese Venanzio Pisani (1800-1878), conservato presso il Museo Diocesano di Rossano. L'opera del Pisani, dipinta per una cappella fatta erigere dal vescovo serrese nella cattedrale di Rossano, città dove tentò di introdurre il culto del Santo, riproduce la nota tela conservata nella chiesa dell'Assunta di Serra San Bruno considerata “il vero ritratto del Santo Padre”.
Tra le immagini contenute in quest'opera, spicca il fondamentale ciclo di miniature riguardanti la vita di San Bruno, opera dei fratelli Pol, Hermant e Joannequin de Limbourg. Eseguite per illustrare l'ufficio dei morti, ci presentano la figura del santo illuminata da Dio, che abbraccia la vita monastica insieme a sei compagni, in seguito ai funerali di Raimond Diocres. La prima miniatura rappresenta il Diocres attorniato dai discepoli dell'università di Parigi, intento all'insegnamento della teologia; la seconda i suoi funerali, durante i quali il cadavere avrebbe esclamato: "Sono accusato al giusto giudizio di Dio", "Sono giudicato al giusto giudizio di Dio", "Sono condannato al giusto giudizio di Dio". La sepoltura del teologo è, invece, il tema della terza miniatura. La scena successiva raffigura San Bruno che, turbato dagli avvenimenti parigini, raccoglie i compagni e parte per il sud della Francia; nella quinta miniatura, il vescovo Ugo di Grenoble sogna l'arrivo dei sette religiosi sotto forma di stelle. La raffigurazione seguente, cioé l'incontro tra San Bruno e Sant'Ugo, simboleggia l'avverarsi del presagio onirico del vescovo grazianopolitano, mentre, nell’ultima miniatura, i certosini prendono possesso del nuovo monastero, raffigurato come un vasto complesso architettonico che comprende la chiesa e le celle dei monaci disposte intorno al chiostro.
Contiene la vita di tutti i Santi. La vita di San Bruno è corredata da un'incisione acquarellata dovuta al pennello del pittore marchigiano Filippo Bigioli (1798 - 1878), raffigurante San Bruno che riceve il messo di Urbano II.
Riporta notizie su alcune opere d'arte raffiguranti San Bruno, dividendole per aree geografiche: Art allemand, art français, art italien, art espagnol. Riporta, inoltre, diversi "Cycles narratifs" e "Scenes". Nell'elenco delle opere, a partire dal XV secolo, figurano anche il cinquecentesco busto reliquiario conservato nella chiesa della certosa calabrese e la pala d'altare di Paolo De Matteis, conservata nella chiesa dell'Addolorata di Serra San Bruno.
Questa monografia sul Guercino contiene due importanti quadri entrambi raffiguranti l'apparizione della Vergine a San Bruno. Il primo, opera ancora giovanile mostra il Santo certosino, inginocchiato davanti ad una Madonna in trono, nell'atto di baciare la mano al Bambino; il secondo, invece, riproduce la nota opera conservata nella Pinacoteca di Bologna, dipinta nel 1647.
Questa monografia sullo "Spagnoletto" (1591 - 1652) contiene tre importanti quadri raffiguranti San Bruno: “La Sacra famiglia con San Bruno ed altri Santi”, conservata a Napoli nel Palazzo Reale, dipinta tra il 1632 e il 1635, "L'apparizione della Vergine a San Bruno", dipinta nel 1634, custodita a Weimar, presso il Kunstsammlungen e “San Bruno in preghiera”, attualmente conservato a Napoli nel Museo di Capodimonte. |